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La bellissima voce di Michelle Carter sotto le stelle del Valsassina Country Festival

La bellissima voce di Michelle Carter sotto le stelle del Valsassina Country Festival

Nata a Jesolo ma Musilense di adozione, Michela Carpenedo, in arte Michelle Carter, dimostra una propensione ed una grande passione per la musica fin da piccolissima.

Quando ti sei avvicinata alla musica?

Penso di essere nata con la musica nel cuore. All’età di 9 anni ho iniziato a partecipare ai primi concorsi canori che si tenevano vicino a casa. Nello stesso periodo mi sono avvicinata al pianoforte. Appena adolescente sono arrivati i primi ingaggi nei piano bar di Jesolo. La prima grande soddisfazione a 14 anni quando ho vinto una borsa di studio al CIM di Verona, grazie alla quale, ho avuto la possibilità di studiare canto con Anna Bacchia.

Nel corso degli anni hai sperimentato diversi generi musicali, quando hai deciso che la “tua musica” sarebbe stata quella country?

Quando una sera, dopo un rodeo che ero andata a vedere per curiosità, mi sono imbattuta in una serata country dove suonava una band veronese e lì mi si è aperto un mondo… quella musica, partendo dai brani che selezionava il dj a quelli suonati dalla band, mi è entrata nell’anima con quelle sonorità così particolari, date da strumenti come la pedal steel, il mandolino ed il dobro.

Cosa ti affascina del mondo country?

Da piccola avevo un cavallo, regalatomi da mio nonno, sono nata e cresciuta in campagna e sono sempre stata affascinata dal mondo americano in tutte le sue sfaccettature. Ma la parte musicale si è radicata in me in un modo così profondo e sincero che non ne potrei più fare a meno!

La music country in Italia è un genere di nicchia. Pensi sia possibile ampliarne i confini?

Io penso di sì! Da vent’anni a questa parte sono cambiate molte cose, in positivo ed in negativo, ma negli ultimi 10 anni il country in Italia ha subito una gran bella salita, grazie a persone che si mettono in gioco e danno il 100 % affinché questo avvenga

Se potessi collaborare con artista del passato chi sceglieresti?

Bella domanda. Mi piacerebbe duettare con Johnny Cash. E mi piacerebbe poter cucire i vestiti di scena di Elvis.

E con un artista odierno?

Credo che cantare un pezzo con Vince Gill sarebbe il massimo. Ma se mi proponessero di duettare con Keith Urban potrei morire.

Puoi parlarci dei prossimi progetti musicali?

Sto facendo qualche serata anche in acustico, in duo, con il mio storico chitarrista Giovanni ed inoltre sto preparando un trio con  Anchise Bolchi ed un altro musicista, dove proporremo un repertorio che spazia dal old country al bluegrass al country contemporaneo. Continuo a portare avanti il progetto “il viaggi di Michelle”. Inoltre mi sto dedicando a degli inediti, cosa che volevo fare già da molto tempo… forse ora è arrivato il momento!

A proposito del progetto “il viaggio di Michelle” ce ne vuoi parlare?

È un progetto un po’ fuori dagli schemi. Non è la solita band che prepara un repertorio fine a se stesso, ma è qualcosa di più. Un vero e proprio show, dove si racconta la storia di una ragazza, Michelle, per l’appunto e la narrazione è intervallata dall’esecuzione di brani musicali eseguiti da me e dalla mia band. Tutto questo per ripercorrere a grandi linee la storia della country music.

Sarai presente al Valsassina Country Festival, dove canterai l’inno americano prima del rodeo, cosa ti aspetti da questa manifestazione?

Sono emozionatissima al solo pensiero. Cantare l’inno americano, sapendo quanto significativo sia per gli americani, mi riempie di orgoglio e sono grata per questa bellissima opportunità. Inoltre farò da giudice durante il contest “Be Original – play your song” in programma nella giornata di sabato e che vedrà protagonisti musicisti con brani inediti. Saranno 3 giorni entusiasmanti e non vedo l’ora di rivedere vecchi amici e conoscere un sacco di gente nuova!

Franz racconta la “sua” Valsassina

Franz racconta la “sua” Valsassina

Abbiamo avuto il piacere di fare una bella chiacchierata con Franz: argomento? Ovvio la sua e la nostra Valsassina!

Franz e la Valsassina o meglio, Barzio, cosa ti lega a questo paese?

Barzio ha sempre fatto della mia vita, da prima che nascessi. I miei genitori, all’epoca, affittivano una casa in questo paese e da allora le estati le abbiamo sempre passate qui. Ho tanti amici dislocati nell’intera valle. Tornare a Barzio è per me come tornare a casa. Mi dicono, che quando sbuco dalla galleria di Ballabio, il mio volto cambia espressione. In un attimo ti trovi di fronte ad un panorama mozzafiato con le montagne a fare da sfondo. Appena ne ho l’opportunità scappo dalla città per rifugiarmi in questo piccolo “paradiso terrestre”.

Un legame quindi molto profondo, che negli anni ha visto anche il consolidarsi di attività realizzate in collaborazione con la parrocchia e la comunità. Ce ne vuoi parlare?

In realtà è una cosa abbastanza naturale. Quando si vive in piccoli contesti, come ad esempio Barzio, le persone appartenenti alla comunità cercano di darsi una mano l’un l’altra. Negli anni abbiamo organizzato diversi spettacoli, durante il Carnevale, al fine di raccogliere fondi per le varie iniziative promosse appunto dalla comunità valsassinese e dalla Comunità Montana.

Sappiamo che ami molto la montagna. La manifestazione potrebbe essere una buona occasione per scoprire anche il territorio, ci consigli un paio di gite?

Partiamo dicendo che il bello della Valsassina è proprio l’essere adatta a tutti, grandi e piccini, camminatori esperti ma anche alle prime armi. Offre tantissimo. La prima escursione che mi viene in mente è quella che dai Piani di Bobbio porta al Passo del Toro. Questa è una passeggiata in piano adatta a tutti. Per i camminatori meno esperti consiglio di fermarsi al bellissimo rifugio che si trova proprio all’imbocco del sentiero che porta al passo del Toro, per chi se la sente, consiglio invece di proseguire e fare il passo fino alla Grassi. Un’altra escursione, questa per i più preparati, è il Sentiero degli Stradini da Altavaggio a Bobbio, una bellissima camminata che ho fatto giusto un paio di settimane fa. Potrei elencarvene tantissime, una più bella dell’altra, ma mi fermo qui.

Non sei nuovo neppure al Valsassina Country festival, cosa ti affascina del mondo country?

Anche all’interno del mondo country, se vogliamo, si respira un forte senso di comunità, fatta da gente che si diverte, si sposta va a ballare e che condivide uno stile di vita. La manifestazione è bella sotto ogni aspetto: dagli animali agli atleti, dagli stand ai balli fino al cibo sempre ottimo. Partecipare a queste manifestazioni è come fare un salto alle origini, tornare indietro nel tempo alle cose “semplici”della vita. È bello vedere il rapporto che l’uomo instaura con l’animale, vedere la gente che si diverte e che ha piacere a stare insieme. Un’occasione di aggregazione adatta a tutti, adulti e bambini. Non dimentichiamo poi una cosa importante: la finalità benefica del festival.

Sarai presente, come da tradizione del Valsassina Country Festival, in veste di giudice, sia per il Country’s Got Talent che per Miss Valsassina Country cosa ti aspetti ?

Mi aspetto di divertirmi come sempre. Quest’anno raddoppio il ruolo da giurato e la cosa mi fa veramente felice. Rimango sempre colpito dalle esibizioni dei ballerini, sono veramente incredibili!

Tu abiti a Milano, come descrivesti la Valsassina a un milanese?

Userei un’unica parola: paradiso, tra l’altro anche vicino, poiché dista circa un’ora da Milano. È sicuramente il luogo ideale per tutti. Per chi vuole praticare sport o semplicemente godersi un po’ di relax e non dimentichiamo l’aspetto enogastronomico del territorio. Quando trascorro un weekend in Valsasssina, al rientro a Milano, ho la sensazione di essere stato in vacanza almeno una settimana.

Angelo Ferrario: il dottore dei cavalli

Angelo Ferrario: il dottore dei cavalli

Non tutti i cavalli sono nati uguali. Alcuni sono nati per vincere. [Mark Twain]

E questo lo sa bene Angelo Ferrario con il quale abbiamo avuto il piacere di fare una lunga chiacchierata. Ci sentiamo al telefono in uno dei rari momenti in cui non è sul campo a prestare cure o semplicemente a controllare un cavallo, il che, vi posso assicurare è veramente raro. Lo intercetto mentre è di rientro verso casa, giustappunto dopo essere stato da un suo paziente. “Come puoi constatare di persona, il mio è un lavoro h24. Dedico l’intera giornata tra il mio ranch e i cavalli che ho in cura; visite di routine, situazioni di emergenza e tante ma tante ecografie. Non mi lamento, anzi questa è la vita che ho sempre voluto. Dedicarmi ai cavalli è sempre stato il mio sogno. Dopo le superiori avevo intrapreso un’altra strada ma non c’è stato nulla da fare, il richiamo era talmente forte che mi sono iscritto all’università. Ho avuto anche la grande fortuna di fare il tirocinio presso il Centro Veterinario Militare di Grosseto che oggi è rimasto l’ultimo luogo in Italia dove allevano i cavalli dell’esercito. Sin dall’inizio sapevo quello che avrei voluto fare: prendermi cura dei cavalli e dedicarmi in particolar modo alla riproduzione equina”.

Angelo è infatti specializzato nella fecondazione artificiale con seme refrigerato o congelato. Attraverso questa tecnica si ottimizza “l’uso” dello stallone e soprattutto si proteggono gli animali da diverse patologie infettive. “Il tutto deve essere fatto sempre con la dovuta moderazione e con cognizione di causa, questo in primis per tutelare sempre l’animale che per me viene prima di ogni altra cosa e in secondo luogo per non incorrere in un uso eccessivo dello stesso seme che porterebbe ad una assenza totale di distinzioni genetiche”. Nell’arco di un anno Angelo si occupa di circa 50/70 fecondazioni con la nascita di una decina di cavalli. Non posso non chiedere se ad oggi ha fatto nascere dei campioni. “Non ancora ma posso dirti che alcuni dei puledri che ho fatto nascere stanno iniziando ora a partecipare alle prime gare importanti, quindi sono molto fiducioso”.

Angelo Ferrario e il figlio Davide danno il benvenuto a un nuovo nato

La roggia Ranch

Angelo è titolare anche di un ranch a Barzago, in località Pratobevera: La Roggia Ranch dove alleva cavalli. “I primi anni ero molto incentrato sui cavalli da salto poi, circa cinque anni fa, durante un viaggio in Texas, sono entrato in contatto con una bellissima razza, i Quarter e me ne sono innamorato tanto da decidere di allevarli qui in Italia”. Dal mondo dei cavalli da salto è quindi passato alla disciplina americana del reining. A tal proposito chiedo delucidazioni in merito a quello che io definisco il “mondo classico” cioè di stampo inglese e quello invece “country” legato alla tradizione americana. “Sono due mondi, a mio avviso, molto diversi, anche se alla fine le discipline si assomigliano molto. Uno è certamente molto più formale l’altro si fonda più sull’immagine di libertà, se vogliamo è più selvaggio e forse un po’ più aperto a tutti. Il mondo country sposa uno stile di vita che tra l’altro è quello che ho sposato io”.

Alla domanda cosa consiglieresti ad un giovane che volesse intraprendere questa professione non ha dubbi, la risposta arriva in un lampo: “di farlo, perché è il lavoro più bello del mondo”.

Che dire, noi del Valsassina Country Festival e tutti gli animali presenti possono dormire sonni tranquilli perché Angelo Ferrario sarà il veterinario della manifestazione.

Country Music Network

Country Music Network

Mitch Perricone e Francy Pellizzari, due cuori e una passione in comune: la musica country.

Da dove nasce la passione per la musica Country?

Per entrambi nasce fin da “bambini”affascinati, già allora, dal mondo a “stelle e strisce” e per altro senza un’apparente ragione specifica. La musica poi mise definitivamente le sue radici nelle nostre vite dal primissimo approccio con il mondo dei cavalli.

Francy, quando iniziò a lavorare, decise che i primissimi stipendi dovevano servire ad acquistare un cavallo tutto suo. In seguito si appassionò alla disciplina del Rening. Per Mitch invece tutto ebbe inizio quando iniziò a frequentare i circuiti italiani del rodeo. A quel punto la musica country diventò parte integrante delle loro vite, la ninfa vitale, per la quale oggi sarebbe impossibile per loro “fare senza”.

Come è vissuto questo genere musicale in Italia?

Notiamo con grande piacere che nel “sottobosco” c’è un grande proliferare e una buona predisposizione delle persone ad avvicinarsi a questo genere. Ciò che noi diciamo sempre, a tutti coloro che in Italia si spendono per promuovere questo genere, è “Never Give Up” – non arrendetevi mai e aggiungeremmo anche per nessun motivo.

Ci sono in Italia band che propongono questo genere musicale?

Francy – Assolutamente sì e anche diverse ormai, oggi l’Italia può vantare davvero ottimi artisti sia come cantanti sia come musicisti. Peccato solo che nel nostro paese, e qui ci riferiamo un po’ a tutti i generi, lo spazio dato al Live è poco, se poi ci addentriamo nel mondo della Country Music è ancora meno. Noi, nel nostro piccolo abbiamo lanciato un progetto interessante: #supportcountrymusiclive.

Come siete diventati manager di artisti country americani?

Mitch –Nel 2008 nasce Country Music Network, la nostra organizzazione, all’unico scopo di promuovere la musica country, soprattutto quella “Live”. Sempre nel 2008 abbiamo iniziato collaborare con Michael Peterson e l’anno dopo con Billy Dean per la realizzazione di due show. Nel 2010 è stata la volta di Phil Vassar. Da lì è iniziato questo percorso straordinario fatto sicuramente di gioie e dolori, ma indubbiamente inevitabile e soprattutto portato avanti con costanza, dedizione e tanta, ma proprio tanta passione, tant’è che ancora oggi, nonostante le difficoltà, non ci siamo arresi!

Qual è stato il primo artista che avete seguito come managment?

Phil Vassar, da solo come Country Music Network; intendo dire che quella volta fu tutta farina della nostra organizzazione.

C’è un artista al quale siete particolarmente legati?

In realtà non possiamo sceglierne uno solo. Phil Vassar sicuramente, Buddy Jewell assolutamente, Trent Willmon che ci ha persino ospitato nell’ultima visita a Nahville e James Otto con cui ci si sente di sovente e poi il grande Michael… Sì Michael Petrson, che a distanza di 11 anni ci si sente come se fossimo amici da sempre.

C’è un artista con il quale non avete ancora lavorato e con il quale vorreste farlo?

La risposta arriva all’’unisono: Garth Brooks. Partendo dal presupposto che la nostra vita lavorativa ci ha insegnato che non bisogna porsi limiti, una frase che ci piace molto è: “andare sulla luna non è impossibile ma è molto complicato, non impossibile…ma complicato” Poi si sa nella vita sognare è gratis e sicuramente non smetteremo di lavorare nel tentativo di avvicinarci quanto più possibile a realizzare il nostro sogno. Restando con i piedi per terra possiamo dirvi, Trevis Tritt e Vince Gill ma lista sarebbe davvero molto lunga!

Quali sono i vostri obiettivi futuri?

L’obiettivo per noi più importante è di portare e sviluppare la Country Music in Italia ma per arrivare a questo ci sono dei percorsi da fare, quindi è giusto individuare dei micro obbiettivi avvicinandosi al target passo dopo. Uno dei primi micro obiettivi è #supportcountrymusiclive, un progetto neonato, figlio legittimo di Country Music Network, di cui se ne sta assaporando ora il gusto. Siccome è nuovissimo, vogliamo tenerci ancora qualche riserva prima di uscire allo scoperto nella sua completezza.

Al Valsassina Country Festival “porterete” Vince Moreno che presenterà il suo primo singolo. Inoltre siete i fautori del format “Be original play your sound” in cosa consiste?

Vince Moreno è una di quelle persone che sa entrarti nel cuore, sia da un punto umano che artistico. Abbiamo avuto l’opportunità di conoscerlo e di trascorrere del tempo con lui a Nashville, nell’Aprile del 2015, e da li è nata un’amicizia. Ivan Rota Stabelli, con il quale Country Music Network ha avuto modo di collaborare in passato, ha espresso la volontà di avere all’interno della manifestazione un’artista americano. Noi abbiamo proposto Vince Moreno e Ivan ha accettato subito conoscendone le potenzialità. Voglio raccontarvi una cosa riguardo Vince: premesso che è uno degli artisti più gettonati su tutta la Broadway (la via centrale di Nashville con decine e decine di locali che fanno live tutti i giorni e quasi tutto il giorno – dalle 11.00am alle 3.00am per intenderci) e che ha suonato per Neal McCoy, il grande Daryle Singletary che purtroppo è scomparso lo scorso 12 Febbraio, per Aaron Tippin, Sammy Kershaw, joe Diffie, Trent Willmon, Collin Raye, Tracy Lawrence, Craig Morgan e Darryl Worley, vi dico: Alan Jackson, quell’Alan Jackson, nel 2016 ha aperto un bar sulla Broadway (AJ’s Good Time Bar) e lui stesso fece le primissime selezioni per dare modo agli artisti che normalmente si esibivano nei locali sulla Broadway di poter suonare nel suo locale; evidentemente dovevano essere di ottimo livello! Beh, Vince Moreno fu fra i primi ad essere selezionato. E allora noi invitiamo tutti, ma proprio tutti sotto il palco del Pala Valsassina per vedere il suo grande show Venerdì 13 Luglio 2018 alle ore 11.00pm circa e ad ascoltare il suo primissimo singolo “You live in this house” dal vivo.

Vince Moreno

Per quanto riguarda BE ORIGINAL (PLAY YOUR SOUND) è un format che da tempo avevamo in “custodia” e abbiamo deciso di “rilasciare” alla prima occasione utile. Quale location migliore se non il Valsassina Country Festival, una manifestazione divenuta oggi di fama nazionale? Lo scopo in primis è di dare importanza alla musica dal vivo e sostanzialmente saranno delle esibizioni che riguarderanno tutti quegli artisti italiani e non che in questi ultimi anni (o da pochissimo) hanno intrapreso l’arte del songwriter, ovvero che sono diventati compositori e che quindi hanno dei brani scritti da loro o scritti da altri per loro. Canzoni quindi assolutamente originali e non più cover. Per caricare di adrenalina queste performance ecco la situazione prende le sembianze di un contest con tanto di giuria e premi per i primi tre classificati – ormai lo possiamo svelare: Presidente di giuria Mr. Vince Moreno.

Vince Moreno: una vita sulle ali della musica

Vince Moreno: una vita sulle ali della musica

Vince Moreno, il 13 luglio 2018, sbarcherà al Valsassina Country festival direttamente da Nashville per un concerto che si preannuncia veramente spettacolare.

Abbiamo avuto il piacere di conoscere meglio questo artista che già all’età di 6 anni aveva ben chiaro quale sarebbe stato il suo futuro.

Quando hai capito che da grande avresti fatto il cantante?

I miei genitori sono soliti dire che quando avevo 5 anni, correvo per tutta la casa cantando e suonando una chitarra giocattolo di legno, penso di essere nato per essere un cantante. A 10 anni ho capito che questa sarebbe stata la mia strada.

Qual è stato il tuo percorso artistico?

Ho iniziato a studiare chitarra quando avevo 6 o 7 anni. A 10 anni, mi sono trovato a suonare nel coro della chiesa dove, mia madre era una cantante. Nel coro c’era un ragazzo che suonava la chitarra e che faceva parte anche di una band locale. Ho chiesto ai miei genitori il permesso di unirmi a loro e così è stato. Nel corso degli anni, ho imparato a suonare diversi strumenti, come il basso, la batteria, il piano, l’armonica e la chitarra. Ho iniziato a cantare quando ero un adolescente e a 20 anni ho fondato la mia prima band, suonavamo cinque sere la settimana. Ho fatto questa vita per diverso tempo fino ad arrivare alle tournée con artisti nazionali. Il primo fu Neal McCoy. Ho lavorato anche con Daryle Singletary, Kevin Sharp, Trent Willmon, Aaron Tippin, Tracy Lawrence, Craig Morgan, Collin Raye e Darryl Worley.

A chi o a cosa ti ispiri quando componi le tue canzoni?

Sono molti gli artisti che hanno influenzato il mio stile. Crescendo, sono stato ispirato da Eddie Rabbitt, Dwight Yoakam, Stevie Ray Vaughan e Neal McCoy. I miei cantanti preferiti di sempre sono: Mel TIllis, Charlie Pride, Merle Haggard e Con Hunley.

Vince Moreno

Vince, ci puoi raccontare com’è nato l’ultimo singolo “You live in this house”?

Ho scritto la canzone con Mary Welch Francis (che per le Dixie Chicks, ha scritto “Tonight The Heartaches On Me”e per Highway 101 “Whiskey, If You Were A Woman) Ci siamo incontrati in una giornata autunnale del 2017. Mary ha avuto l’idea per la canzone e ha trovato il titolo. Durante l’appuntamento ho iniziato a suonare una melodia con la chitarra e abbiamo scritto la canzone in un’ora.

Verrai a presentare il tuo nuovo singolo al Valsassina Country FestivalSei già stato in Italia? Se sì che impressioni hai avuto?

Ho avuto la fortuna di esibirmi in Italia, alcuni anni fa, con Trent Willmon come chitarrista / tastierista. Durante il viaggio ho incontrato persone splendide, amici che sento tutt’oggi. Ho visitato Milano una bellissima città. Sono davvero entusiasta di tornare ed esibirmi da solo al Valsassina Country Festival! L’Italia è un posto così bello e con molti appassionati di musica country! E adoro il cibo e il vino!

Ci sono già nuovi progetti sui quali stai lavorando? Ce ne puoi parlare?

In questo momento, sto scrivendo altre canzoni e finendo l’album, all’interno del quale c’è anche il nuovo singolo. Sono in tour sia come artista singolo sia in veste di chitarrista, con Aaron Tippin. Ogni settimana mi esibisco a Nashville.

A questo punto non ci resta che aspettare il 23 luglio, quando Vince Moreno salirà sul palco della manifestazione!

Ivan Rota Stabelli: una vita country a 360 gradi

Ivan Rota Stabelli: una vita country a 360 gradi

Incontriamo Ivan Rota Stabelli nell’incantevole Piazza Mario Cermenati a Lecco proprio di fronte al lago, a pochi passi dal suo negozio “Urban Westren Store”. Sì perché Ivan oltre ad essere uno dei fautori (sin dalla prima edizione) del Valsasssina Country Festival è anche responsabile commerciale di questo store, importatore esclusivo per l’Italia del brand Miss Me e da poco distributore di un nuovo brand denim made in Italy, Toodog, nonché fondatore della scuola di ballo 700 metri sopra il cielo.

Diverse attività tutte unite da un unico comun denominatore: il mondo country. Pura passione?

In realtà più che una passione lo considero un vero e proprio stile di vita. Fino a pochi anni fa facevo tutt’altro, ero un imprenditore edile. A un certo punto, vuoi per la situazione del mercato,vuoi perché il richiamo del country si faceva sempre più forte, ho deciso di buttarmi a capofitto in questo. Il tutto a inizio una domenica di tanti anni fa. Mi trovavo in Valsassina con degli amici e per caso mi sono avvicinato a un maneggio dove, è scoccata la scintilla con il mondo dei cavalli. Non che fossi nuovo a questo mondo, i miei nonni erano agricoltori, sono quindi cresciuto in aperta campagna ma allora non vedevo tutta la bellezza insita in una vita al “naturale”. Ricordo però che da ragazzino amavo indossare le camicie di velluto e non mi interessavano assolutamente le mode del momento. Nel mio armadio, ben conservata c’è la mia prima camicia, comprata con le prime paghette, una Levi’s marrone in velluto a coste larghe.

Il country rimane un mondo di nicchia?

Negli ultimi anni c’è stato un avvicinamento considerevole anche da parte dei non appassionati del genere. Il richiamo e la voglia di tornare a uno stile semplice e al contatto con la natura è evidente, soprattutto da parte dei giovani. Credo che questo dipenda soprattutto dalla voglia di sentirsi liberi. Liberi dal cemento e dagli stereotipi sociali che oggi imperversano un po’ ovunque. La ricerca forsennata di un’immagine perfetta, basata su canoni imposti dalla società, è diventata per molti sfiancante. In questo mondo, dove ovviamente ci sono sia pro sia i contro poiché la perfezione non esiste da nessuna parte, è tutto molto più semplice e genuino, gli unici vincoli imposti e soprattutto da rispettare sono quelli della natura alla quale non interessa come sei vestito o cosa possiedi.

Immagino che il tuo mito sia la classica figura del cowboy, me lo confermi?

In realtà non è proprio così. Non mi immedesimo nello stereotipo del cowboy, così come ci viene raccontato dai film. Mi piace quello che la figura del cowboy rappresenta: lavoro, rispetto e orgoglio per le tradizioni, solidarietà, fatica e lealtà. Mi affascina questo mondo perché all’interno si creano rapporti sani basati sui valori comuni sopra citati. Negli ultimi due anni ho avuto la possibilità di testare in prima persona la vita in un ranch, nello specifico al Kara Kreek Ranch dove, mi sono occupato della marchiatura del bestiame. Un lavoro affascinante ma soprattutto una realtà incredibile. Quello che più mi ha colpito è la capacità di questi rancheros di mantenere vive le loro antiche tradizioni e l’immensità degli spazi in cui allevano il bestiame, nel loro totale rispetto.

Un negozio dedicato all’abbigliamento, una scuola di ballo e organizzatore di manifestazioni country, un impegno a 360°, ce ne vuoi parlare?

Il lavoro al negozio è la naturale conseguenza del vivere questo stile. Durante uno dei numerosi viaggi negli States ho avuto modo di entrare in contatto con l’azienda Miss Me che produce dei denim molto particolari, oltre ad essere esteticamente ben concepiti sono perfetti per montare a cavallo grazie a tagli e cuciture fatte a opera d’arte. Una volta tornato ho deciso di lanciarli sul mercato italiano. La scuola di ballo nasce invece durante un’escursione a cavallo proprio in Valsassina. La sera eravamo tutti riuniti intorno al fuoco, in sottofondo le note di musica country, alcuni di noi hanno iniziato a ballare e da lì è nata la scuola 700 metri sopra il cielo, visto ci trovavamo proprio a quell’altezza. Oggi contiamo circa 200 iscritti. L’organizzazione di manifestazioni country, come Lario Western Show (Ivan ha curato due edizioni ndr) e il Valsassina Country festival, che quest’anno giunge alla sua 5° edizione. L’attività di organizzatore nasce dalla volontà di diffondere i valori del country life style americano. L’intento è ricreare in primis i momenti di festa dei cowboy.

Non possiamo concludere questa bella chiacchierata senza chiederti qualche anteprima sul festival

Posso dirvi che quest’anno il programma è veramente ricco. Ci sarà il Rodeo organizzato da Stefano Baldon di 4S Ranch, l’Academy Ranch di Drew Mischianti e Natalia Estrada, una tappa regionale di Mountain Trail, tantissime attività per i più piccoli, dalla fattoria didattica al battesimo della sella, ottima musica e ovviamente il meglio della tradizione gastronomica di frontiera.