fbpx

Inutile girarci attorno, il richiamo delle proprie radici è il più forte che possa esistere. Ne sa qualcosa Natalia Estrada. Nonostante la vita l’abbia portata a percorrere una strada professionale del tutto diversa, nel suo cuore ha sempre saputo quale sarebbe stato il suo destino: i cavalli. Nata nella verde e selvaggia regione di Asturias a Nord della Spagna, terra di cornamuse e sidro, popolata da fieri Asturcones, i cavalli bradi dei Celti, Natalia è da sempre legata alle tradizioni rurali di quei luoghi.

Intuisco, sin dalle prime battute che ci scambiamo, che la persona dall’altro capo del telefono è una donna forte e determinata, con una grande consapevolezza e conoscenza del percorso intrapreso e che nella propria vita ha lasciato ben poco al caso. Dalle parole emerge una dimensione interiore fatta di passione, volontà e perseveranza grazie alla quale oggi è una delle amazzoni più stimate nel panorama equestre italiano e non solo.

Ti ricordi il momento esatto i cui hai deciso di dare inizio a quella che io definirei una seconda vita?

Non riesco a identificare un momento preciso. Penso sia stata la naturale evoluzione del mio percorso di vita. L’amore per i cavalli e la natura fanno da sempre parte di me penso dovuto anche alle mie origini. Sono più propensa a identificare il mio “periodo televisivo” come una sorta d’intervallo lungo la linea invisibile del mio destino. Credo di aver sempre saputo che la mia vita sarebbe stata quella che sto vivendo ormai da diversi anni. Non rinnego nulla anzi. La televisione per me è stata una bellissima esperienza, ho dei bei ricordi che porterò sempre nel mio cuore insieme a tanti professionisti che ho avuto il privilegio di conoscere. Sono entrata in questo mondo in veste di ballerina (Natalia Estrada è diplomata al Conservatorio Reale di Madrid ndr) e poco a poco mi sono costruita una carriera. All’epoca mi sentivo come Alice nel paese delle meraviglie. Gli spettacoli erano studiati nei minimi dettagli, tutto brillava di luce propria era la grande televisione italiana quella dell’intrattenimento leggero e spensierato dove,  nulla era lasciato al caso. A un certo punto la luce di cui parlo sopra ha iniziato ad affievolirsi, quel mondo fatto di lavoratori professionisti, di passione e impegno ha lasciato il posto all’approssimazione, alle urla e a un’insana spettacolarizzazione delle tragedie. A quel punto ho capito che la Tv non faceva più per me, non era più quel luogo magico dove avevo trascorso parte della mia vita. E come accade quando devi trasferirti, ho semplicemente chiuso la porta alle mie spalle per aprirne un’altra. Alla fine la vita è non è questo? Una serie di porte che si aprono e si chiudono. Inoltre in quegli anni non ho mai dimenticato, nemmeno per un istante, chi io fossi e da dove arrivavo e chi fossero i miei amici. Mi ero ritagliata degli spazi nonostante fossi dentro ad un vero “ciclone” d’impegni, avevo coltivato i miei interessi e tra le varie cose avevo iniziato a riscoprire i cavalli. Questo grazie anche a un gentile collega, Claudio Lippi. Ricordo che stavamo conducendo insieme “La sai l’ultima” e mi ha coinvolto in un pomeriggio rurale per respirare un po’ di aria pura facendomi trovare anche un cavallo sellato… chissà se allora si sarebbe immaginato che non ne sarei mai più scesa!

Natalia & Drew al lavoro durante un branding, Lane ranch, Warner Valley, Oregon.

Il tuo percorso professionale parla chiaro non hai lasciato veramente nulla al caso. Impegno, costanza, e dedizione ti hanno portato oggi a essere una professionista riconosciuta. Immagino ci saranno stati momenti difficili ma anche grandi soddisfazioni quali?

Il momento peggiore è stato un brutto incidente a cavallo durante una sessione di warm up, nel giugno del 2003, in seguito al quale sono stata costretta in ospedale diverso tempo. Ero veramente provata, sia fisicamente che mentalmente. In realtà, quel momento in cui tutti credevano che avrei lasciato perdere e dove la sola idea di rimontare a cavallo mi terrorizzava, si è trasformato in una grande opportunità. Durante la degenza ho avuto a disposizione tanto tempo per riflettere e pensare e ho iniziato a guardare il tutto da un’altra prospettiva. Ho cominciato a studiare e a cercare una strada meno “meccanica” nel mio modo di fare buon Equitare, e sono giunta a una conclusione: dovevo rivedere il mio modo di approcciarmi al cavallo, dovevo riuscire a instaurare con lui un rapporto basato sul rispetto e fiducia reciproca. Per fare questo era necessario trovare la giusta forma di comunicazione. A tal fine fondamentale è stato l’incontro con Buck Brannaman uno dei più grandi Horseman e filosofo dei cavalli (ha ispirato a Nicholas Evans il romanzo da cui è stato tratto il film di Robert Redford “L’uomo che sussurrava ai cavalli”). Il suo “metodo non metodo” è all’apparenza molto semplice: comunicare, stabilire un rapporto e raggiungere l’armonia con il cavallo senza costrizioni. Ne sono rimasta affascinata tanto che oggi la nostra attività si basa interamente su questa filosofia. Io e Drew (Mischianti) inoltre siamo stati eletti da Mr Brannaman come rappresentanti europei per la sua scuola di equitazione.

Natalia Estrada & Buck Brannaman. Hayden, Colorado.

Natalia Estrada & Buck Brannaman. Hayden, Colorado.

Questo mondo è nell’immaginario collettivo ad appannaggio maschile se non altro perché richiede un grande impegno fisico. Come si svolge una giornata tipo nel vostro ranch? Di cosa ti occupi?

Nell’immaginario collettivo credo che sia così ma nella realtà, come puoi vedere, ci sono donne come me che si dedicano anima e corpo a questo mestiere. Al ranch non esiste una giornata tipo. Il mattino apri gli occhi e una delle poche certezze che hai è sapere che ci saranno mille cose da verificare, controllare e fare. L’emergenza nel nostro lavoro è dietro l’angolo. Non ci sono tempi morti e sicuramente non c’è il tempo per annoiarsi. Gestire un ranch è sicuramente molto faticoso, sei responsabile degli animali e delle persone che lavorano con te ma vivere all’aperto, circondata dalla natura e guardare il mondo, ti porta a spostare l’attenzione da te stesso agli altri e questa è sicuramente una cosa positiva perché ti permette di dare il giusto peso alle cose. Non si ha il tempo di crogiolarsi in pensieri inutili. La vita in un ranch si basa più sul dare che sull’avere e fidatevi è una sensazione bellissima.

Il mondo dei cavalli è un molto vasto tu ti sei indirizzata verso un modello americano come mai?

Ho iniziato con il salto ad ostacoli e il dressage (1° Grado S.O FISE, Galope 7 in Spagna) per poi combinare queste due discipline con il reining, il cutting e le Performance western partecipando, insieme a mia figlia Tali, a competizioni ed eventi sia in Italia che negli USA. Il mio incontro con Drew è stato casuale, ed è avvenuto durante un evento equestre alle porte di Roma, da allora le nostre passioni si sono unite, cosi come noi, per vivere intensamente e totalmente la nostra vita all’aperto. Gli Stati Uniti sono una seconda casa in quanto lo stile di vita che amiamo, (specialmente negli Stati dell’Ovest che frequentiamo), è quello che ci portiamo dentro ovunque andiamo, l’America è il prolungamento della cultura del cavallo da lavoro e delle tradizioni emigrate dal vecchio continente in cerca di nuovi orizzonti, di gente che ancora si ferma a guardare il cielo, a respirare l’aria del mattino in sella ad un buon Quarter Horse, che caccia e pesca per mangiare, che rischia per quello che davvero vale la pena…Infatti come dice il grande poeta e amico Dave Stamey : “Il West non è soltanto un luogo fisico, ma uno stato mentale, un sentimento di appartenenza.

Natalia e sua figlia Tali poco prima di un concorso ippico con il loro Hannover, Madison.

Uno stile ben diverso rispetto a quello di prima. C’è qualcosa che ti manca?

Non mi manca nulla perché, come dicevo sopra, ho semplicemente chiuso una porta per aprirne una nuova. Ho fatto televisione con il cuore ed è stato bellissimo, e anche quello che sto facendo ora lo vivo a mille con tutta l’anima e sono felice. Alla fine questo è questo ciò che conta veramente.

Oggi si sente spesso parlare di un ritorno dei giovani alla terra. Cosa ne pensi? Una tendenza passeggera?

Non parlerei di una tendenza passeggera. Credo che la volontà dei giovani a riscoprire i valori legati alla terra nasca da un vero e proprio bisogno. Non è più possibile chiudere gli occhi su quello che sta accadendo. Ci stiamo avvelenando da soli. Non ci si può più nascondere dietro a false credenze. Noi siamo quello che mangiamo ed è fondamentale sapere cosa introduciamo nel nostro corpo… e purtroppo oggi i cibi sono sempre più sintetici. Un termine che amo molto è consapevolezza, penso sia la chiave con la quale  poter dare una svolta nel mondo, quindi ben vengano i giovani con la brama di conoscere e di sapere, ben vengano le piccole fiere, i mercatini rionali, i festival country e le manifestazioni dedicate alla diffusione delle tradizioni enogastronomiche. I giovani che vogliono intraprendere una professione legata alla terra sono da elogiare e invece succede che siano penalizzati da una burocrazia sempre più complessa e da regole a volte veramente assurde. Quello che mi sento di dire non mollate perché da tutti noi dipende il futuro delle prossime generazioni.

Tu e tuo marito, Drew Mischianti, avete fondato “Ranch Academy” cosa ti ha spinto in questa ulteriore avventura?

Ranch Academy nasce dal desiderio comune di trasferire le nostre conoscenze apprese in anni di studi e di lavoro con i cavalli. Il messaggio è trasmettere uno stile di vita sano e semplice. Ci tengo però a fare una precisazione: lavorare a contatto con la natura è bellissimo ma non per tutti. Determinazione, forza di volontà e impegno sono fondamentali. L’immagine romantica della natura a volte può farci deviare dalla realtà delle cose. Attraverso Ranch Academy l’intento è proprio questo, avvicinare le persone a questo mondo ma tenendo i piedi ben piantati per terra.

La dimensione che avete creato è un connubio perfetto fra tradizione rurale ed eleganza. Una realtà in questo mondo unica nel suo genere. Anche nella cura dell’immagine nulla è lasciato al caso sembra ci sia una cura quasi “maniacale” di tutti i dettagli. Quanto c’è di tuo in tutto questo?

In realtà l’eleganza è una prerogativa di tutti i rancheros spagnoli. La fierezza fa parte del nostro DNA. Quando sbarcarono in quella che oggi è chiamata California, si narra che ogni loro movimento, ogni espressione, ogni dettaglio degli abiti trasudasse orgoglio e passione per il proprio mestiere e per i propri cavalli. Nelle mie vene scorre questo sangue quindi il mio approccio al lavoro non poteva che essere così.

Natalia Estrada ed il suo cavallo Arc Tell It Out, durante un clinic di Horsemanship.

Leggendo la vostra presentazione sul sito siete una fucina di attività sempre work in progress, non vi fermate mai. Ci sono già nuovi progetti pronti a prendere vita?

Impossibile dire quali e quanti progetti bollono in pentola. Ogni giorno nascono nuove idee. Le persone che collaborano con noi, quello che abbiamo intorno, ogni cosa è fonte d’ispirazione. Spesso plasmiamo questi momenti attraverso le parole come nel caso di Drew, mentre io preferisco le immagini. Catturare questi istanti per poi riflettere sull’importanza di preservare la campagna, la terra, l’allevamento…Nel nostro piccolo, viviamo ogni giorno con coerenza le nostre scelte.

Ho visto che ti occupi anche di fotografia.

Si, proprio come ti accennavo prima, con Drew siamo spesso in giro per il mondo, soprattutto negli Stati Uniti. Un giorno mio fratello mi disse che sarebbe stato bello rientrare dai nostri viaggi con le immagini di quello che avevamo visto, creando una sorta di diario visivo. Poco dopo mi regalò la mia prima Nikon. Ho iniziato a studiare fotografia e mi sono appassionata così tanto che ne è nato un libro “Horsepower”.

D’altronde la fotografia è il mezzo universale per comunicare: “una imagen vale mas que mil palabras”.

L’intervista volge al termine. Natalia ed io ci salutiamo dandoci appuntamento al Valsassina Country Festival. Non vedo l’ora di conoscerla di persona per poterle chiedere direttamente se esiste un segreto per la felicità. Perché da quello che ci siamo dette, lei l’ha veramente trovata, ma credo di sapere cosa mi risponderà: non esiste un segreto, esiste la voglia di vivere una vita come tu la vuoi, e questo lo puoi fare solo lavorando sodo, impegnandoti, credendoci fortemente e soprattutto ascoltando il tuo cuore!

Maggiori informazioni

Ranch Academy | www.ranch-cademy.com