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Ivan Rota Stabelli: una vita country a 360 gradi

Ivan Rota Stabelli: una vita country a 360 gradi

Incontriamo Ivan Rota Stabelli nell’incantevole Piazza Mario Cermenati a Lecco proprio di fronte al lago, a pochi passi dal suo negozio “Urban Westren Store”. Sì perché Ivan oltre ad essere uno dei fautori (sin dalla prima edizione) del Valsasssina Country Festival è anche responsabile commerciale di questo store, importatore esclusivo per l’Italia del brand Miss Me e da poco distributore di un nuovo brand denim made in Italy, Toodog, nonché fondatore della scuola di ballo 700 metri sopra il cielo.

Diverse attività tutte unite da un unico comun denominatore: il mondo country. Pura passione?

In realtà più che una passione lo considero un vero e proprio stile di vita. Fino a pochi anni fa facevo tutt’altro, ero un imprenditore edile. A un certo punto, vuoi per la situazione del mercato,vuoi perché il richiamo del country si faceva sempre più forte, ho deciso di buttarmi a capofitto in questo. Il tutto a inizio una domenica di tanti anni fa. Mi trovavo in Valsassina con degli amici e per caso mi sono avvicinato a un maneggio dove, è scoccata la scintilla con il mondo dei cavalli. Non che fossi nuovo a questo mondo, i miei nonni erano agricoltori, sono quindi cresciuto in aperta campagna ma allora non vedevo tutta la bellezza insita in una vita al “naturale”. Ricordo però che da ragazzino amavo indossare le camicie di velluto e non mi interessavano assolutamente le mode del momento. Nel mio armadio, ben conservata c’è la mia prima camicia, comprata con le prime paghette, una Levi’s marrone in velluto a coste larghe.

Il country rimane un mondo di nicchia?

Negli ultimi anni c’è stato un avvicinamento considerevole anche da parte dei non appassionati del genere. Il richiamo e la voglia di tornare a uno stile semplice e al contatto con la natura è evidente, soprattutto da parte dei giovani. Credo che questo dipenda soprattutto dalla voglia di sentirsi liberi. Liberi dal cemento e dagli stereotipi sociali che oggi imperversano un po’ ovunque. La ricerca forsennata di un’immagine perfetta, basata su canoni imposti dalla società, è diventata per molti sfiancante. In questo mondo, dove ovviamente ci sono sia pro sia i contro poiché la perfezione non esiste da nessuna parte, è tutto molto più semplice e genuino, gli unici vincoli imposti e soprattutto da rispettare sono quelli della natura alla quale non interessa come sei vestito o cosa possiedi.

Immagino che il tuo mito sia la classica figura del cowboy, me lo confermi?

In realtà non è proprio così. Non mi immedesimo nello stereotipo del cowboy, così come ci viene raccontato dai film. Mi piace quello che la figura del cowboy rappresenta: lavoro, rispetto e orgoglio per le tradizioni, solidarietà, fatica e lealtà. Mi affascina questo mondo perché all’interno si creano rapporti sani basati sui valori comuni sopra citati. Negli ultimi due anni ho avuto la possibilità di testare in prima persona la vita in un ranch, nello specifico al Kara Kreek Ranch dove, mi sono occupato della marchiatura del bestiame. Un lavoro affascinante ma soprattutto una realtà incredibile. Quello che più mi ha colpito è la capacità di questi rancheros di mantenere vive le loro antiche tradizioni e l’immensità degli spazi in cui allevano il bestiame, nel loro totale rispetto.

Un negozio dedicato all’abbigliamento, una scuola di ballo e organizzatore di manifestazioni country, un impegno a 360°, ce ne vuoi parlare?

Il lavoro al negozio è la naturale conseguenza del vivere questo stile. Durante uno dei numerosi viaggi negli States ho avuto modo di entrare in contatto con l’azienda Miss Me che produce dei denim molto particolari, oltre ad essere esteticamente ben concepiti sono perfetti per montare a cavallo grazie a tagli e cuciture fatte a opera d’arte. Una volta tornato ho deciso di lanciarli sul mercato italiano. La scuola di ballo nasce invece durante un’escursione a cavallo proprio in Valsassina. La sera eravamo tutti riuniti intorno al fuoco, in sottofondo le note di musica country, alcuni di noi hanno iniziato a ballare e da lì è nata la scuola 700 metri sopra il cielo, visto ci trovavamo proprio a quell’altezza. Oggi contiamo circa 200 iscritti. L’organizzazione di manifestazioni country, come Lario Western Show (Ivan ha curato due edizioni ndr) e il Valsassina Country festival, che quest’anno giunge alla sua 5° edizione. L’attività di organizzatore nasce dalla volontà di diffondere i valori del country life style americano. L’intento è ricreare in primis i momenti di festa dei cowboy.

Non possiamo concludere questa bella chiacchierata senza chiederti qualche anteprima sul festival

Posso dirvi che quest’anno il programma è veramente ricco. Ci sarà il Rodeo organizzato da Stefano Baldon di 4S Ranch, l’Academy Ranch di Drew Mischianti e Natalia Estrada, una tappa regionale di Mountain Trail, tantissime attività per i più piccoli, dalla fattoria didattica al battesimo della sella, ottima musica e ovviamente il meglio della tradizione gastronomica di frontiera.

Natalia Estrada: le radici non mentono

Natalia Estrada: le radici non mentono

Inutile girarci attorno, il richiamo delle proprie radici è il più forte che possa esistere. Ne sa qualcosa Natalia Estrada. Nonostante la vita l’abbia portata a percorrere una strada professionale del tutto diversa, nel suo cuore ha sempre saputo quale sarebbe stato il suo destino: i cavalli. Nata nella verde e selvaggia regione di Asturias a Nord della Spagna, terra di cornamuse e sidro, popolata da fieri Asturcones, i cavalli bradi dei Celti, Natalia è da sempre legata alle tradizioni rurali di quei luoghi.

Intuisco, sin dalle prime battute che ci scambiamo, che la persona dall’altro capo del telefono è una donna forte e determinata, con una grande consapevolezza e conoscenza del percorso intrapreso e che nella propria vita ha lasciato ben poco al caso. Dalle parole emerge una dimensione interiore fatta di passione, volontà e perseveranza grazie alla quale oggi è una delle amazzoni più stimate nel panorama equestre italiano e non solo.

Ti ricordi il momento esatto i cui hai deciso di dare inizio a quella che io definirei una seconda vita?

Non riesco a identificare un momento preciso. Penso sia stata la naturale evoluzione del mio percorso di vita. L’amore per i cavalli e la natura fanno da sempre parte di me penso dovuto anche alle mie origini. Sono più propensa a identificare il mio “periodo televisivo” come una sorta d’intervallo lungo la linea invisibile del mio destino. Credo di aver sempre saputo che la mia vita sarebbe stata quella che sto vivendo ormai da diversi anni. Non rinnego nulla anzi. La televisione per me è stata una bellissima esperienza, ho dei bei ricordi che porterò sempre nel mio cuore insieme a tanti professionisti che ho avuto il privilegio di conoscere. Sono entrata in questo mondo in veste di ballerina (Natalia Estrada è diplomata al Conservatorio Reale di Madrid ndr) e poco a poco mi sono costruita una carriera. All’epoca mi sentivo come Alice nel paese delle meraviglie. Gli spettacoli erano studiati nei minimi dettagli, tutto brillava di luce propria era la grande televisione italiana quella dell’intrattenimento leggero e spensierato dove,  nulla era lasciato al caso. A un certo punto la luce di cui parlo sopra ha iniziato ad affievolirsi, quel mondo fatto di lavoratori professionisti, di passione e impegno ha lasciato il posto all’approssimazione, alle urla e a un’insana spettacolarizzazione delle tragedie. A quel punto ho capito che la Tv non faceva più per me, non era più quel luogo magico dove avevo trascorso parte della mia vita. E come accade quando devi trasferirti, ho semplicemente chiuso la porta alle mie spalle per aprirne un’altra. Alla fine la vita è non è questo? Una serie di porte che si aprono e si chiudono. Inoltre in quegli anni non ho mai dimenticato, nemmeno per un istante, chi io fossi e da dove arrivavo e chi fossero i miei amici. Mi ero ritagliata degli spazi nonostante fossi dentro ad un vero “ciclone” d’impegni, avevo coltivato i miei interessi e tra le varie cose avevo iniziato a riscoprire i cavalli. Questo grazie anche a un gentile collega, Claudio Lippi. Ricordo che stavamo conducendo insieme “La sai l’ultima” e mi ha coinvolto in un pomeriggio rurale per respirare un po’ di aria pura facendomi trovare anche un cavallo sellato… chissà se allora si sarebbe immaginato che non ne sarei mai più scesa!

Natalia & Drew al lavoro durante un branding, Lane ranch, Warner Valley, Oregon.

Il tuo percorso professionale parla chiaro non hai lasciato veramente nulla al caso. Impegno, costanza, e dedizione ti hanno portato oggi a essere una professionista riconosciuta. Immagino ci saranno stati momenti difficili ma anche grandi soddisfazioni quali?

Il momento peggiore è stato un brutto incidente a cavallo durante una sessione di warm up, nel giugno del 2003, in seguito al quale sono stata costretta in ospedale diverso tempo. Ero veramente provata, sia fisicamente che mentalmente. In realtà, quel momento in cui tutti credevano che avrei lasciato perdere e dove la sola idea di rimontare a cavallo mi terrorizzava, si è trasformato in una grande opportunità. Durante la degenza ho avuto a disposizione tanto tempo per riflettere e pensare e ho iniziato a guardare il tutto da un’altra prospettiva. Ho cominciato a studiare e a cercare una strada meno “meccanica” nel mio modo di fare buon Equitare, e sono giunta a una conclusione: dovevo rivedere il mio modo di approcciarmi al cavallo, dovevo riuscire a instaurare con lui un rapporto basato sul rispetto e fiducia reciproca. Per fare questo era necessario trovare la giusta forma di comunicazione. A tal fine fondamentale è stato l’incontro con Buck Brannaman uno dei più grandi Horseman e filosofo dei cavalli (ha ispirato a Nicholas Evans il romanzo da cui è stato tratto il film di Robert Redford “L’uomo che sussurrava ai cavalli”). Il suo “metodo non metodo” è all’apparenza molto semplice: comunicare, stabilire un rapporto e raggiungere l’armonia con il cavallo senza costrizioni. Ne sono rimasta affascinata tanto che oggi la nostra attività si basa interamente su questa filosofia. Io e Drew (Mischianti) inoltre siamo stati eletti da Mr Brannaman come rappresentanti europei per la sua scuola di equitazione.

Natalia Estrada & Buck Brannaman. Hayden, Colorado.

Natalia Estrada & Buck Brannaman. Hayden, Colorado.

Questo mondo è nell’immaginario collettivo ad appannaggio maschile se non altro perché richiede un grande impegno fisico. Come si svolge una giornata tipo nel vostro ranch? Di cosa ti occupi?

Nell’immaginario collettivo credo che sia così ma nella realtà, come puoi vedere, ci sono donne come me che si dedicano anima e corpo a questo mestiere. Al ranch non esiste una giornata tipo. Il mattino apri gli occhi e una delle poche certezze che hai è sapere che ci saranno mille cose da verificare, controllare e fare. L’emergenza nel nostro lavoro è dietro l’angolo. Non ci sono tempi morti e sicuramente non c’è il tempo per annoiarsi. Gestire un ranch è sicuramente molto faticoso, sei responsabile degli animali e delle persone che lavorano con te ma vivere all’aperto, circondata dalla natura e guardare il mondo, ti porta a spostare l’attenzione da te stesso agli altri e questa è sicuramente una cosa positiva perché ti permette di dare il giusto peso alle cose. Non si ha il tempo di crogiolarsi in pensieri inutili. La vita in un ranch si basa più sul dare che sull’avere e fidatevi è una sensazione bellissima.

Il mondo dei cavalli è un molto vasto tu ti sei indirizzata verso un modello americano come mai?

Ho iniziato con il salto ad ostacoli e il dressage (1° Grado S.O FISE, Galope 7 in Spagna) per poi combinare queste due discipline con il reining, il cutting e le Performance western partecipando, insieme a mia figlia Tali, a competizioni ed eventi sia in Italia che negli USA. Il mio incontro con Drew è stato casuale, ed è avvenuto durante un evento equestre alle porte di Roma, da allora le nostre passioni si sono unite, cosi come noi, per vivere intensamente e totalmente la nostra vita all’aperto. Gli Stati Uniti sono una seconda casa in quanto lo stile di vita che amiamo, (specialmente negli Stati dell’Ovest che frequentiamo), è quello che ci portiamo dentro ovunque andiamo, l’America è il prolungamento della cultura del cavallo da lavoro e delle tradizioni emigrate dal vecchio continente in cerca di nuovi orizzonti, di gente che ancora si ferma a guardare il cielo, a respirare l’aria del mattino in sella ad un buon Quarter Horse, che caccia e pesca per mangiare, che rischia per quello che davvero vale la pena…Infatti come dice il grande poeta e amico Dave Stamey : “Il West non è soltanto un luogo fisico, ma uno stato mentale, un sentimento di appartenenza.

Natalia e sua figlia Tali poco prima di un concorso ippico con il loro Hannover, Madison.

Uno stile ben diverso rispetto a quello di prima. C’è qualcosa che ti manca?

Non mi manca nulla perché, come dicevo sopra, ho semplicemente chiuso una porta per aprirne una nuova. Ho fatto televisione con il cuore ed è stato bellissimo, e anche quello che sto facendo ora lo vivo a mille con tutta l’anima e sono felice. Alla fine questo è questo ciò che conta veramente.

Oggi si sente spesso parlare di un ritorno dei giovani alla terra. Cosa ne pensi? Una tendenza passeggera?

Non parlerei di una tendenza passeggera. Credo che la volontà dei giovani a riscoprire i valori legati alla terra nasca da un vero e proprio bisogno. Non è più possibile chiudere gli occhi su quello che sta accadendo. Ci stiamo avvelenando da soli. Non ci si può più nascondere dietro a false credenze. Noi siamo quello che mangiamo ed è fondamentale sapere cosa introduciamo nel nostro corpo… e purtroppo oggi i cibi sono sempre più sintetici. Un termine che amo molto è consapevolezza, penso sia la chiave con la quale  poter dare una svolta nel mondo, quindi ben vengano i giovani con la brama di conoscere e di sapere, ben vengano le piccole fiere, i mercatini rionali, i festival country e le manifestazioni dedicate alla diffusione delle tradizioni enogastronomiche. I giovani che vogliono intraprendere una professione legata alla terra sono da elogiare e invece succede che siano penalizzati da una burocrazia sempre più complessa e da regole a volte veramente assurde. Quello che mi sento di dire non mollate perché da tutti noi dipende il futuro delle prossime generazioni.

Tu e tuo marito, Drew Mischianti, avete fondato “Ranch Academy” cosa ti ha spinto in questa ulteriore avventura?

Ranch Academy nasce dal desiderio comune di trasferire le nostre conoscenze apprese in anni di studi e di lavoro con i cavalli. Il messaggio è trasmettere uno stile di vita sano e semplice. Ci tengo però a fare una precisazione: lavorare a contatto con la natura è bellissimo ma non per tutti. Determinazione, forza di volontà e impegno sono fondamentali. L’immagine romantica della natura a volte può farci deviare dalla realtà delle cose. Attraverso Ranch Academy l’intento è proprio questo, avvicinare le persone a questo mondo ma tenendo i piedi ben piantati per terra.

La dimensione che avete creato è un connubio perfetto fra tradizione rurale ed eleganza. Una realtà in questo mondo unica nel suo genere. Anche nella cura dell’immagine nulla è lasciato al caso sembra ci sia una cura quasi “maniacale” di tutti i dettagli. Quanto c’è di tuo in tutto questo?

In realtà l’eleganza è una prerogativa di tutti i rancheros spagnoli. La fierezza fa parte del nostro DNA. Quando sbarcarono in quella che oggi è chiamata California, si narra che ogni loro movimento, ogni espressione, ogni dettaglio degli abiti trasudasse orgoglio e passione per il proprio mestiere e per i propri cavalli. Nelle mie vene scorre questo sangue quindi il mio approccio al lavoro non poteva che essere così.

Natalia Estrada ed il suo cavallo Arc Tell It Out, durante un clinic di Horsemanship.

Leggendo la vostra presentazione sul sito siete una fucina di attività sempre work in progress, non vi fermate mai. Ci sono già nuovi progetti pronti a prendere vita?

Impossibile dire quali e quanti progetti bollono in pentola. Ogni giorno nascono nuove idee. Le persone che collaborano con noi, quello che abbiamo intorno, ogni cosa è fonte d’ispirazione. Spesso plasmiamo questi momenti attraverso le parole come nel caso di Drew, mentre io preferisco le immagini. Catturare questi istanti per poi riflettere sull’importanza di preservare la campagna, la terra, l’allevamento…Nel nostro piccolo, viviamo ogni giorno con coerenza le nostre scelte.

Ho visto che ti occupi anche di fotografia.

Si, proprio come ti accennavo prima, con Drew siamo spesso in giro per il mondo, soprattutto negli Stati Uniti. Un giorno mio fratello mi disse che sarebbe stato bello rientrare dai nostri viaggi con le immagini di quello che avevamo visto, creando una sorta di diario visivo. Poco dopo mi regalò la mia prima Nikon. Ho iniziato a studiare fotografia e mi sono appassionata così tanto che ne è nato un libro “Horsepower”.

D’altronde la fotografia è il mezzo universale per comunicare: “una imagen vale mas que mil palabras”.

L’intervista volge al termine. Natalia ed io ci salutiamo dandoci appuntamento al Valsassina Country Festival. Non vedo l’ora di conoscerla di persona per poterle chiedere direttamente se esiste un segreto per la felicità. Perché da quello che ci siamo dette, lei l’ha veramente trovata, ma credo di sapere cosa mi risponderà: non esiste un segreto, esiste la voglia di vivere una vita come tu la vuoi, e questo lo puoi fare solo lavorando sodo, impegnandoti, credendoci fortemente e soprattutto ascoltando il tuo cuore!

Maggiori informazioni

Ranch Academy | www.ranch-cademy.com

Drew Mischianti & Natalia Estrada | Ranch Academy

Drew Mischianti & Natalia Estrada | Ranch Academy

Chiedimi di mostrarti poesia in movimento, e ti mostrerò un cavallo. [Ben Jonson]

Navigando sul web ci sono tantissime informazioni su Drew Mischianti, ma devo essere onesta, nulla mi ha colpito di più del testo che ho letto sul suo sito dove, Drew parla del legame con i suoi cavalli. Una dichiarazione d’amore, una vera poesia all’interno della quale traspaiono emozione, passione e senso di libertà. Mi sembra corretto parlare d’Amore con la “A” maiuscola. Quello vero basato sul rispetto e sulla fiducia. A molti suonerà strano ma i pochi che hanno avuto il privilegio di scoprire anche questa forma di sentimento, quella che lega un essere umano a un animale, del tutto disinteressata, potranno capire.

Drew quando ti sei avvicinato ai cavalli. Quando hai deciso di eleggerli come compagni di una bellissima avventura qual è la vita?

Da sempre. La mia famiglia si occupa di cavalli sin dalla notte dei tempi (alcune tracce si trovano già nel medioevo). Sono quindi nato e cresciuto insieme con loro. A quattro anni, mentre gli altri bambini iniziavano ad andare sulle prime biciclettine, io montavo già il mio pony. Sono salito in sella a un cavallo prima di iniziare a camminare. Ero predestinato a intraprendere questa professione è parte del mio DNA. Non ho mai avuto dubbi del fatto che i cavalli avrebbero fatto per sempre parte della mia vita. Mia nonna era solita dire: “l’amore per la campagna si succhia con il latte.”

C’è una parte del testo che mi ha veramente colpito ed è quando parli del traguardo di una competizione dicendo “io e il mio cavallo siamo in gara per fare del nostro meglio, l’obiettivo per me non è vincere ma arrivare a esprimerci insieme con gioia, come in una danza.” Un pensiero controcorrente in un mondo dominato dalla competizione non credi?

Uno dei miei difetti è il non essere assolutamente competitivo. Il termine “competizione” non rientra proprio nel mio vocabolario. Considero la gara un momento ludico da condividere con il mio cavallo, tant’è che abbiamo coniato il termine “non gara”. Le nostre non gare sono incontri tra amici dove, a noi piace giocare insieme senza agonismo, agonia, angoscia. Mi considero un Cavaliere che si bea di stare in sella al suo cavallo per il puro gusto di esserci non uno sportivo. Per me l’equitazione è una forma d’arte. Il cavallo non è uno strumento per raggiungere un fine ma il mezzo attraverso il quale esprimere appieno questa forma artistica, grazie alla sua bellezza, eleganza e fierezza. In campo il mio obiettivo è fare del mio meglio assicurandomi di mantenere mentalmente e fisicamente integro il mio compagno di avventura. Se vinciamo, seguendo le mie regole, ovviamente ne sono felice ma se vincere, significa mettere a rischio l’incolumità del mio cavallo, ho già perso in partenza.

Drew Mischianti & SR Baywood, durante una giornata di lavoro invernale

Un’altra parola che ricorre spesso nella tua descrizione è Libertà. Cos’è per te la Libertà?

È la possibilità di un uomo e di una donna di vivere un proprio stile di vita senza impedimenti da parte di altre persone che non conoscono gli argomenti di cui si parla, vivendo ovviamente sempre nel rispetto delle regole. Libertà e rispetto sono due parole che camminano a braccetto. Ti faccio un esempio pratico. In campagna vigono delle leggi e dei regolamenti che sono stati decisi a tavolino da persone che in campagna forse non hanno mai messo piede nella loro vita. Ecco a volte capita che prendano decisioni senza realmente conoscere le tematiche legate al nostro mondo e questo chiaramente penalizza il nostro lavoro.

Qual è stato il tuo percorso professionale?

Ho studiato e lavorato molto e ho avuto la fortuna di incontrare sul mio cammino dei grandi Maestri. Ho sempre puntato all’eccellenza, ho fatto della qualità uno stile di vita. Ho lavorato in diversi ranch americani. Diciamo che il mio percorso professionale può essere sintetizzato in poche parole: lavorare sodo con grande umiltà e tanta fame di imparare.

Come si svolge una giornata al tuo ranch?

La sveglia è all’alba. L’intera giornata passa tra la cura del bestiame, assicurarsi che tutto sia in ordine, aggiustare quello che c’è da aggiustare e fidatevi, in un ranch c’è sempre qualcosa che ha bisogno di un intervento di riparazione. È una vita molto semplice, dove l’impegno fisico è sicuramente tanto. La cosa positiva è che la sera si è talmente stanchi da non avere il tempo di perdersi in pensieri inutili.

Drew Mischianti impegnato in un raduno di bestiame. Crooked Creek Ranch, Jordan Valley, Oregon

A noi, “lavoratori da scrivania”, il tuo sembra un lavoro da favola. Sono certa che nella realtà ci sono, come in ogni professione, i pro e i contro. Quali sono?

I pro sicuramente li troviamo nella possibilità di lavorare all’aria aperta, il nostro ufficio non ha muri. Il contatto con la natura e gli animali sono un toccasana per lo spirito e non esistono orari prestabiliti. I contro sono un po’ l’altra parte della medaglia dei pro. La natura per quanto bella possa essere, è comunque fatta di estremi: che ci sia un caldo torrido o un freddo polare, che ci sia la pioggia o la neve non ha nessuna importanza il lavoro non può essere fermato. Non esiste “l’idillio bucolico”, così come non esistono le festività. Per la terra e gli animali la domenica, il Natale e altre feste comandate sono giorni come tutti gli altri. È una vita sicuramente molto affascinante e bella per chi come me ha scelto di fare questo lavoro ma non è adatta a tutti, un po’ come per tutte le professioni solo che questa è un po’ più particolare dato che richiede un impegno 365 giorni l’anno 24 su 24.

Professionalmente parlando qual è stata la tua più grande delusione e la più grande soddisfazione?

Grandi delusioni professionali fortunatamente a oggi non ne ho mai avute. La più grande soddisfazione l’ho ottenuta, con Natalia (Estrada Ndr), da Buck Brannaman uno dei più grandi Cavalieri e filosofo dei cavalli (ha ispirato a Nicholas Evans il romanzo da cui è stato tratto il film di Robert Redford “L’uomo che sussurrava ai cavalli”) il quale ci ha eletto rappresentati europei per la sua scuola di equitazione. Il suo metodo è all’apparenza molto semplice: comunicare, stabile un rapporto e raggiungere l’armonia con il cavallo senza costrizioni.

Che consiglio daresti a un/a giovane che volesse intraprendere questa strada?

Consiglierei loro di non perdere tempo e iniziare presto, di lavorare duro, pianificare bene e non arrendersi mai, di seguire dei grandi Maestri e di stare il più lontano possibile dai dilettanti. Non fidatevi di chi gestisce questa professione come hobby ma solo di chi ha veramente le competenze necessarie per insegnarvi. Non credere mai di essere arrivati, io dopo tanti anni mi considero ancora uno studente!

Al Valsassina Country Festival sarai presente con la Ranch Academy ci spieghi meglio di cosa si tratta?

Terremo diversi workshop dedicati ai cavalli da lavoro americano. Dall’approccio iniziale all’addestramento. Attraverso questi incontri vorremmo divulgare il buon Equitare, le tradizioni e l’amore per i cavalli.

 

Natalia & Drew, Johnson Ranch, Jardine, Montana

Natalia & Drew, Johnson Ranch, Jardine, Montana

Alla fine della telefonata quello che ho ben chiaro nella mia testa è che Drew e Natalia sono due persone per le quali vige un grande rispetto per la tradizione rurale e per il lavoro. Due personalità dove si addensano sapere e abilità, pronti a trasmetterli a coloro le cui menti e cuori sono pronti ad accoglierli.

 

Per informazioni:

Ranch Academy | www.ranch-academy.com

Stefano Baldon: adrenalina allo stato puro

Stefano Baldon: adrenalina allo stato puro

Al Valsassina Country Festival torna il mitico rodeo organizzato da 4S Ranch.

Uno dei titolari è Stefano Baldon. Abbiamo avuto il piacere di fare una lunga chiacchierata con questo grande campione di rodeo e sua moglie Sandrine Guidetti.

La nascita del rodeo si colloca verso la fine del XIX secolo. Al termine di una giornata lavorativa, al mercato del bestiame, i cowboy si davano ai festeggiamenti e tra un bicchiere di whisky e una birra si divertivano a montare cavalli selvaggi. Un passatempo goliardico che come spesso accade ha dato il via a un giro di scommesse tra i presenti, in breve tempo questa pratica ha assunto volumi importanti, tanto da convincere i cowboy a fare qualcosa per ufficializzare il tutto, da qui nacque la – Rodeo Cowboys Association- diventata poi, nel 1936, – Professional Rodeo Cowboys Association – (PRCA) ritenuta ancora oggi una lega professionistica tra le più grandi al mondo. Oggi il Rodeo è a tutti gli effetti uno sport ricco di spettacolo e di emozioni”.

Inizia così la nostra intervista a Stefano Baldon il grande campione italiano di rodeo. Tra le sue conquiste si annoverano: vari titoli italiani, diverse vittorie in Francia (due a cavallo, due sul toro e due All Around) e alcuni riconoscimenti su suolo americano. Stefano si è classificato quarto in uno dei dodici circuiti professionistici dell’American Professional Rodeo Association ed è stato il primo italiano a essere invitato al Cheyennes Frontier Day (il più antico rodeo al mondo). Chi meglio di lui può quindi parlarci di questa bellissima disciplina?

Prima domanda, chi è Stefano Baldon?

Un uomo di 45 anni che ha la fortuna di fare quello che ama. Nella mia vita precedente, quella prima dei rodei, ero un imprenditore edile. La passione per il cosiddetto “american style” scorre però nel mio DNA. (Stefano giocava anche a Football Ndr). Un giorno, correva l’anno il 1997, sono andato a vedere il mio primo rodeo al Cowboy’s Guest Ranch di Voghera ed è stato un colpo di fulmine. Alla fine della giornata era possibile iscriversi a un corso della durata di un weekend attraverso il quale poter verificare la compatibilità con questo sport. Mi sono iscritto la sera stessa. Nel 2000 la prima grande soddisfazione, il Campionato Italiano dove, ho vinto in tre discipline.

Ti ricordi il momento esatto in cui hai pensato di voler fare i rodei?

Come dicevo tra me e il rodeo è stato un colpo di fulmine. Il momento esatto è stato durante quella famosa giornata a Voghera. L’adrenalina scorreva a fiumi e dove c’è adrenalina c’è il mio cuore. All’epoca avevo 25 anni, oggi si inizia molto giovani già da 13/14 ani, questo dovuto al fatto che la promozione avviene in modo diverso e soprattutto si è passati dal considerare il rodeo da semplice spettacolo a vera e propria disciplina sportiva.

@ La Fete de la Ville de Caudebec Les Elbeuf (76) 30 Maggio 2015.

Come si arriva a gareggiare? C’è un percorso ben preciso?

“L’iniziazione” avviene nei vari ranch, dove si allevano animali da rodeo. Iniziazione non significa che una persona sia poi in grado di partecipare alle competizioni. Oggi, con la Federezione che stiamo creando, si frequenta la scuola base di un weekend seguiti da istruttori federali. In questi corsi s’imparano le basi della disciplina, come gestire l’animale, montare in gabbia senza farsi male e senza infastidire l’animale. Alla fine della due giorni, l’istruttore definisce se la persona è abile o meno per intraprendere questo sport e a quel punto ci si può iscrivere alle diverse competizioni.

Cosa consiglieresti ad un giovane che volesse avvicinarsi a questo mondo?

In Italia esistono due realtà, dove potersi appoggiare per iniziare: l’Italian Rodeo Cowboys Association con base a Basaluzzo in provincia Alessandria e la BM Cattle Company a Casteggio in provincia di Pavia. (Al Valsassina Country Festival oltre ai tori di Stefano parteciperanno al Rodeo anche due tori di quest’ultima realtà Ndr).

C’è un pò di confusione attorno al mito del rodeo, in molti lo percepiscono come, passami il termine, “sfruttamento” del toro. Vogliamo fare un pò di chiarezza?

In realtà è proprio l’opposto. Ogni volta ci tengo a precisare che il rodeo è una competizione con due atleti: il cowboy e il toro che gareggiano ad armi pari. Attorno al rodeo si sono creati dei falsi miti, alcuni veramente agghiaccianti. Uno tra i più diffusi è l’uso di una cinghia chiodata il cui scopo sarebbe di “incattivire” il toro, nulla di più falso. Chi parla di maltrattamenti dei tori sbaglia. Lascia che ti dica questo, così forse lo chiariamo, definitivamente: i tori sono la mia vita, lavorativamente parlando, secondo te come dovrei trattare qualcuno che mi dà da vivere? Comunque quando sollevano delle critiche in merito a questi temi, chiedo sempre di venire a trovarmi al mio Ranch in modo da poter toccare con mano come vivono i miei animali.

Tu abiti in Francia scelta lavorativa?

Diciamo che è una scelta che scaturisce da una serie di eventi. Nel gennaio 2010 stavo rientrando dagli Stati Uniti e mi hanno chiamato in Francia per progettare e gestire la costruzione di un’arena. In quel periodo ho conosciuto Sandrine Guidetti, mia moglie, e poco dopo abbiamo deciso di creare il nostro ranch. La Francia, poi, è il più grande paese d’Europa nell’allevamento e nell’addestramento di tori da rodeo. Basta pensare che il più grande rodeo europeo si disputa proprio qui, 5 giorni con un’affluenza di più di 35.000 persone con circa 40 monte al giorno.

Dimostrazione di Bull Riding a La Fete de la terre de Quettreville Sur Sienne (50) agosto 2014

Molti dei visitatori che parteciperanno alla manifestazione sono lontani dal mondo country. Ci racconti come si svolge un rodeo?

Il rodeo è un insieme di discipline. Quella che porteremo in scena al Valsassina Country Festival sarà una competizione di Bull Riding. Il cavaliere dovrà riuscire a stare in groppa al toro per 8 secondi che all’apparenza sembrano pochi ma lì sopra sono un’eternità. Il tutto sarà condito con incredibili spettacoli ma non voglio anticipare nulla. Posso solo dirvi che ne vale veramente la pena!

Stefano Baldon ha smesso di montare in Brasile nel 2011 a Barretos, il piu grande rodeo al mondo con un arena da 100.000 posti . Da allora si dedica anima e corpo all’allevamento, perché come ci tiene a sottolineare: “ora la sfida è diventare l’allevatore dei migliori tori d’Europa!

 

4S Ranch Stefano Baldon & Sandrine Guidetti

61550 Glos la Ferriére, Basse-Normandie, France

Tel. 06 45790838/02 33243004

www.4sranch.fr

Le fattorie didattiche di Tecla Bertarini

Le fattorie didattiche di Tecla Bertarini

Un “ponte” di unione tra città e campagna in grado di veicolare conoscenze in merito all’ambiente agricolo, all’origine dei prodotti alimentari, alla vita degli animali.

Chi è Tecla Bertarini?

Da sempre vivo a Esino Lario, un paesino adagiato ai piedi della Grigna Settentrionale a circa 1000 mt di quota. Nonostante le scomodità la sera ci torno sempre… anche quando frequentavo l’università statale di Milano per laurearmi in scienze naturali… ciò comportava e comporta tuttora costanti levatacce e rientri in tarda serata. Sono cresciuta nell’azienda agricola dei miei nonni che avevano circa una ventina di vacche da latte e in quella dei miei genitori che invece allevano cavalli… aziende che, diversamente da quelle di fondo valle, hanno sempre dovuto fare i conti con ridotte estensioni di territorio pianeggiante e scarsità idrica. Sono laureata in scienze naturali… perché fin da piccola la natura mi ha sempre affascinata… e perché, il non plus ultra, sarebbe stato raccontarla attraverso documentari naturalistici… (un sogno nel cassetto!) Seguo i progetti di educazione ambientale per il Parco Regionale della Grigna Settentrionale e per la Comunità Montana Valsassina Valvarrone val d’Esino e Riviera e per l’associazione naturalistica BIOTEAM.

Fattoria didattica

Quando e perché hai deciso di dar vita alle fattorie didattiche?

Per creare un “ponte” di unione tra città e campagna in grado di veicolare conoscenze in merito all’ambiente agricolo, all’origine dei prodotti alimentari, alla vita degli animali e soprattutto all’importanza di far scoprire un “mestiere” spesso sottovalutato, quello dell’agricoltore. La frase che mi piace sempre ripetere è che: “non c’è cibo senza agricoltura”. Senza tralasciare il ruolo importante che l’agricoltura svolge nella conservazione del paesaggio. Ho iniziato con le fattorie didattiche circa 4 anni fa… e le richieste soprattutto da parte delle scuole stanno aumentando sempre di più…

Lavorazione del burro

Di che cosa si occupa una fattoria didattica e a chi si rivolge?

Organizzo fattorie didattiche itineranti rivolte a grandi e piccini (in occasione di manifestazioni locali e fiere) e fattoria didattica stanziale rivolta a scolaresche o gruppi organizzati (presso l’azienda agricola Valsecchi Celeste). Nell’abito delle fattorie didattiche itineranti, attraverso la collaborazione di diverse aziende agricole della zona, allestisco degli spazi per ospitare i tipici animali della fattoria e per effettuare dei “laboratori didattici flash” legati al mondo rurale (Gara di mungitura, laboratorio di caseificazione, laboratorio di burrificazione, laboratorio sensoriale e degustazioni). Invece le scolaresche o i gruppi organizzati, grazie alla fattoria didattica stanziale, possono per un giorno immergersi completamente in questa realtà. Una giornata tipo in fattoria stanziale permette di scoprire molti segreti della vita agreste. Si parte con un’introduzione riguardante i vari aspetti della vita agropastorale di “ieri” e di “oggi” e poi si passa alla visione e analisi di alcuni oggetti di uso quotidiano legati alla lavorazione del latte, alla coltivazione del terreno, al ciclo di lavorazione della canapa e all’utilizzo della lana. Un viaggio a 360° nel mondo rurale, alla scoperta del più antico modo d’uso del territorio e del prezioso contributo dell’agricoltura e dell’allevamento nella conservazione dell’ambiente. Ragazzi e famiglie visitano la stalle, osservando la gestione degli animali e il sistema di allevamento, sperimentano direttamente la mungitura, la lavorazione del burro e partecipano a tutte le fasi del processo di caseificazione.

Parlando del Valsassina Country Festival puoi darci qualche anticipazione sull’attività che svolgerà in tale occasione?

Senz’altro nell’ambito del Valsassina Country Festival non mancheranno tutti gli animali della fattoria: conigli, galline, tacchini, anatre, capre, pecore, pony, asini e cavalli… i veri protagonisti… poi ci sarà una vera e propria gara di mungitura a premi (con una vacca in vetroresina) e dimostrazioni di burrificazione e caseificazione.

 

Il parere della psicologa

Abbiamo chiesto alla Dottoressa Marlene Rota Stabelli, psicologa e psicoterapeuta che si occupa del benessere della relazione genitore- bambino un parere sulle Fattorie Didattiche.

La Fattoria Didattica è un’esperienza di apprendimento e crescita privilegiata per i nostri bambini.

E’ innanzitutto un’ esperienza multisensoriale che va a sollecitare contemporaneamente tutti i sensi dei bambino. Il bambino osserva nuovi paesaggi, animali, processi di allevamento, procedure di lavorazione dei prodotti della natura e contemporaneamente ne fa un’esperienza tattile, olfattiva e gustativa all’interno dei vari laboratori proposti. Il suo coinvolgimento diretto in queste molteplici attività lo rende protagonista dell’apprendimento di questo sapere antico e moderno allo stesso tempo.

La sollecitazione di più esperienze corporee, unite all’emozione della scoperta e alla sua attiva partecipazione, fa si che si crei un circolo virtuoso di apprendimento che farà sì che il ricordo di quanto vissuto rimanga più a lungo nelle sue memorie.

Il bambino nella fattoria didattica apprende con tutto se stesso, mentre fa e vive delle azioni con il proprio corpo, le proprie sensazioni ed le emozioni ad esse associate. È anche un’occasione per intrecciare i fili delle memorie di più generazioni. Chi si occupa del benessere psicologico dei più piccini conosce bene la curiosità dei bambini di conoscere le proprie origini e di conseguenza l’importanza di raccontare loro da dove veniamo e come è cambiato il modo di vivere nel tempo.

Per i genitori che hanno radici contadine si apre la possibilità di raccontare episodi della propria infanzia o di quella dei propri genitori rendendo nuovamente partecipe il bambino della propria storia. Infine è un’esperienza privilegiata per stare con il proprio bambino, condividere con lui emozioni, stupore e semplicità, rallentando il ritmo, assaporando sapori semplici e genuini, dimenticando almeno per un pomeriggio le incombenze lavorative e lasciare che il tempo trascorra lento.

Azienda Agricola Monte Agrella, un luogo magico dove l’aria profuma di frutti di bosco

Azienda Agricola Monte Agrella, un luogo magico dove l’aria profuma di frutti di bosco

Coltivare piccoli capolavori di perfezione è la specialità di Attilio e Mirko.

Con l’arrivo della bella stagione la natura riemerge lentamente dal lungo letargo invernale e inizia a vestirsi di colori. La terra ricomincia a produrre piccoli gioielli gustosi come fragole, mirtilli, ribes etc. In Valsassina, precisamente nel comune di Primaluna, esiste una bellissima realtà, l’Azienda Agricola Monte Agrella, gestita da due ragazzi intraprendenti Attilio Melesi e Mirko Vittori, che si dedicano anima e corpo alla coltivazione di questi piccoli frutti. Li abbiamo incontrati per voi.

 

Come vi siete conosciuti?

Ci siamo conosciuti all’Università della Montagna a Edolo (Bs), sezione distaccata dell’Università Agraria di Milano, dove ci siamo laureati. Abbiamo fatto subito amicizia, provenendo dalla stessa valle, facevamo i viaggi di trasferimento sempre insieme e discutevamo spesso delle passioni che ci accomunavano, queste si riassumevano in: agricoltura e allevamento.

 

Da dove nasce la passione per i piccoli frutti?

Specifichiamo che la nostra passione include tutto quel che germina, nasce, cresce, vive, bela, muggisce etc. Ci siamo  specializzati nei piccoli frutti dato che è la coltivazione che meglio si adatta alle caratteristiche orografiche e pedoclimatiche della Valsassina, valorizzando terreni incolti e abbandonati, spesso non raggiungibili con mezzi.

Lamponi

Quando avete deciso di trasformare la vostra passione in lavoro?

A 24 anni, appena finita l’università, ci siamo dedicati a coltivare e sviluppare questa grande passione. Abbiamo iniziato piantando 600 piante di mirtillo su circa 2000 mq di terreno poi, anche mossi da una giovane “positiva incoscienza” abbiamo creato i nostri prati coltivati, uno ogni anno.

 

Come si svolge una vostra giornata tipo?

Essendo entrambi occupati anche in altri settori la giornata tipo è piuttosto movimentata ma nei periodi durante i quali le nostre coltivazioni richiedono maggior tempo e cura (specialmente nei mesi primaverili ed estivi), collaboriamo tutta la giornata per il raggiungimento dei nostri obiettivi, siano essi rappresentati dalla raccolta sia dalla potatura, concimazione etc. In linea di massima siamo complementari, nessuno di noi ha un ruolo fisso, anche se ci sono parti dell’azienda più “adatte” all’uno o all’altro. Unendo le nostre competenze  riusciamo  a bilanciare e colmare eventuali mancanze. Ricordiamo che il nostro settore, oltre che studio e passione è anche intuito.

Coltivazioni

Che caratteristiche ha la vostra coltivazione?

La nostra azienda agricola si basa sulla produzione di piccoli frutti, quindi abbiamo mirtilli, lamponi, fragole, more e ribes distribuiti su circa 8000mq di terreno. Tutte le nostre piante vengono bagnate attraverso un sistema di irrigazione a microgoccia per non sprecare acqua e sono coperte da protezioni antigrandine e concimate annualmente col letame dei nostri ovicaprini. Le nostre api, oltre a produrre un ottimo miele di montagna, impollinano tutti i fiori garantendoci una maggior produzione di frutta. Oltre ai piccoli frutti abbiamo anche una piccola produzione, che vorremmo espandere, di erbe di montagna coltivate in zone differenti in base alle caratteristiche colturali di ognuna di esse. Abbiamo lo spinacio di Monte (buon Enrico), la cicerbita alpina e l’asparago di montagna, questo per la continua voglia di sperimentare nuove coltivazioni. Ricordiamo che tutte le nostre piante sono coltivate biologicamente, stiamo ottenendo infatti la certificazione biologica.  Il Nostro credo è da sempre “facciamo il giusto fatto bene“; non ci vedrete mai nelle grande distribuzione, quello che produciamo lo vendiamo senza compromessi.

Arnie

Come avviene la distribuzione?

I nostri frutti vengono venduti freschi, appena raccolti, in apposite vaschette oppure trasformati in confetture o nettari di frutta. Effettuiamo direttamente la consegna distribuendo a: ristoranti, agriturismi e negozi della valle e della provincia. Inoltre alla domenica siamo presenti al mercato agricolo di Ballabio dove, nei mesi di luglio e agosto, vendiamo i nostri frutti freschi mentre durante l’arco dell’anno vendiamo confetture e nettari. Stiamo abituando i nostri clienti a “mangiare in base alla stagione“, non chiedeteci fragole fresche il mese di gennaio!

Mirtilli

Obiettivi futuri?

La prerogativa del nostro futuro è tanto semplice quanto complicata: non snaturarci, non farci attrarre dalle continue richieste dei nostri prodotti. L’aumento delle coltivazioni con il conseguente incremento di produzione e  prodotti  va bene ma sempre nel rispetto dei ritmi dettati dalla natura. Quando riusciremo nel completo intento di far capire pienamente questo concetto alle persone, ecco allora saremo appagati. Spesso siamo contattati da giovani che ci chiedono: ma quanto si guadagna? Noi siamo siamo disponibilissimi ad aiutare tutti ma se si parte da questa domanda il consiglio spassionato è di cambiare settore, non perchè non ci si possa ricavare profitto ma con la natura si guadagna in base a quel che dai.

L’Azienda Agricola Monte Agrella è tra gli sponsor della nostra manifestazione inoltre, Attilio Melesi fa parte del team organizzativo. Se volete conoscere di più su questa affascinante realtà non vi resta altro da fare che venire a trovarci!