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Natalia Estrada: le radici non mentono

Natalia Estrada: le radici non mentono

Inutile girarci attorno, il richiamo delle proprie radici è il più forte che possa esistere. Ne sa qualcosa Natalia Estrada. Nonostante la vita l’abbia portata a percorrere una strada professionale del tutto diversa, nel suo cuore ha sempre saputo quale sarebbe stato il suo destino: i cavalli. Nata nella verde e selvaggia regione di Asturias a Nord della Spagna, terra di cornamuse e sidro, popolata da fieri Asturcones, i cavalli bradi dei Celti, Natalia è da sempre legata alle tradizioni rurali di quei luoghi.

Intuisco, sin dalle prime battute che ci scambiamo, che la persona dall’altro capo del telefono è una donna forte e determinata, con una grande consapevolezza e conoscenza del percorso intrapreso e che nella propria vita ha lasciato ben poco al caso. Dalle parole emerge una dimensione interiore fatta di passione, volontà e perseveranza grazie alla quale oggi è una delle amazzoni più stimate nel panorama equestre italiano e non solo.

Ti ricordi il momento esatto i cui hai deciso di dare inizio a quella che io definirei una seconda vita?

Non riesco a identificare un momento preciso. Penso sia stata la naturale evoluzione del mio percorso di vita. L’amore per i cavalli e la natura fanno da sempre parte di me penso dovuto anche alle mie origini. Sono più propensa a identificare il mio “periodo televisivo” come una sorta d’intervallo lungo la linea invisibile del mio destino. Credo di aver sempre saputo che la mia vita sarebbe stata quella che sto vivendo ormai da diversi anni. Non rinnego nulla anzi. La televisione per me è stata una bellissima esperienza, ho dei bei ricordi che porterò sempre nel mio cuore insieme a tanti professionisti che ho avuto il privilegio di conoscere. Sono entrata in questo mondo in veste di ballerina (Natalia Estrada è diplomata al Conservatorio Reale di Madrid ndr) e poco a poco mi sono costruita una carriera. All’epoca mi sentivo come Alice nel paese delle meraviglie. Gli spettacoli erano studiati nei minimi dettagli, tutto brillava di luce propria era la grande televisione italiana quella dell’intrattenimento leggero e spensierato dove,  nulla era lasciato al caso. A un certo punto la luce di cui parlo sopra ha iniziato ad affievolirsi, quel mondo fatto di lavoratori professionisti, di passione e impegno ha lasciato il posto all’approssimazione, alle urla e a un’insana spettacolarizzazione delle tragedie. A quel punto ho capito che la Tv non faceva più per me, non era più quel luogo magico dove avevo trascorso parte della mia vita. E come accade quando devi trasferirti, ho semplicemente chiuso la porta alle mie spalle per aprirne un’altra. Alla fine la vita è non è questo? Una serie di porte che si aprono e si chiudono. Inoltre in quegli anni non ho mai dimenticato, nemmeno per un istante, chi io fossi e da dove arrivavo e chi fossero i miei amici. Mi ero ritagliata degli spazi nonostante fossi dentro ad un vero “ciclone” d’impegni, avevo coltivato i miei interessi e tra le varie cose avevo iniziato a riscoprire i cavalli. Questo grazie anche a un gentile collega, Claudio Lippi. Ricordo che stavamo conducendo insieme “La sai l’ultima” e mi ha coinvolto in un pomeriggio rurale per respirare un po’ di aria pura facendomi trovare anche un cavallo sellato… chissà se allora si sarebbe immaginato che non ne sarei mai più scesa!

Natalia & Drew al lavoro durante un branding, Lane ranch, Warner Valley, Oregon.

Il tuo percorso professionale parla chiaro non hai lasciato veramente nulla al caso. Impegno, costanza, e dedizione ti hanno portato oggi a essere una professionista riconosciuta. Immagino ci saranno stati momenti difficili ma anche grandi soddisfazioni quali?

Il momento peggiore è stato un brutto incidente a cavallo durante una sessione di warm up, nel giugno del 2003, in seguito al quale sono stata costretta in ospedale diverso tempo. Ero veramente provata, sia fisicamente che mentalmente. In realtà, quel momento in cui tutti credevano che avrei lasciato perdere e dove la sola idea di rimontare a cavallo mi terrorizzava, si è trasformato in una grande opportunità. Durante la degenza ho avuto a disposizione tanto tempo per riflettere e pensare e ho iniziato a guardare il tutto da un’altra prospettiva. Ho cominciato a studiare e a cercare una strada meno “meccanica” nel mio modo di fare buon Equitare, e sono giunta a una conclusione: dovevo rivedere il mio modo di approcciarmi al cavallo, dovevo riuscire a instaurare con lui un rapporto basato sul rispetto e fiducia reciproca. Per fare questo era necessario trovare la giusta forma di comunicazione. A tal fine fondamentale è stato l’incontro con Buck Brannaman uno dei più grandi Horseman e filosofo dei cavalli (ha ispirato a Nicholas Evans il romanzo da cui è stato tratto il film di Robert Redford “L’uomo che sussurrava ai cavalli”). Il suo “metodo non metodo” è all’apparenza molto semplice: comunicare, stabilire un rapporto e raggiungere l’armonia con il cavallo senza costrizioni. Ne sono rimasta affascinata tanto che oggi la nostra attività si basa interamente su questa filosofia. Io e Drew (Mischianti) inoltre siamo stati eletti da Mr Brannaman come rappresentanti europei per la sua scuola di equitazione.

Natalia Estrada & Buck Brannaman. Hayden, Colorado.

Natalia Estrada & Buck Brannaman. Hayden, Colorado.

Questo mondo è nell’immaginario collettivo ad appannaggio maschile se non altro perché richiede un grande impegno fisico. Come si svolge una giornata tipo nel vostro ranch? Di cosa ti occupi?

Nell’immaginario collettivo credo che sia così ma nella realtà, come puoi vedere, ci sono donne come me che si dedicano anima e corpo a questo mestiere. Al ranch non esiste una giornata tipo. Il mattino apri gli occhi e una delle poche certezze che hai è sapere che ci saranno mille cose da verificare, controllare e fare. L’emergenza nel nostro lavoro è dietro l’angolo. Non ci sono tempi morti e sicuramente non c’è il tempo per annoiarsi. Gestire un ranch è sicuramente molto faticoso, sei responsabile degli animali e delle persone che lavorano con te ma vivere all’aperto, circondata dalla natura e guardare il mondo, ti porta a spostare l’attenzione da te stesso agli altri e questa è sicuramente una cosa positiva perché ti permette di dare il giusto peso alle cose. Non si ha il tempo di crogiolarsi in pensieri inutili. La vita in un ranch si basa più sul dare che sull’avere e fidatevi è una sensazione bellissima.

Il mondo dei cavalli è un molto vasto tu ti sei indirizzata verso un modello americano come mai?

Ho iniziato con il salto ad ostacoli e il dressage (1° Grado S.O FISE, Galope 7 in Spagna) per poi combinare queste due discipline con il reining, il cutting e le Performance western partecipando, insieme a mia figlia Tali, a competizioni ed eventi sia in Italia che negli USA. Il mio incontro con Drew è stato casuale, ed è avvenuto durante un evento equestre alle porte di Roma, da allora le nostre passioni si sono unite, cosi come noi, per vivere intensamente e totalmente la nostra vita all’aperto. Gli Stati Uniti sono una seconda casa in quanto lo stile di vita che amiamo, (specialmente negli Stati dell’Ovest che frequentiamo), è quello che ci portiamo dentro ovunque andiamo, l’America è il prolungamento della cultura del cavallo da lavoro e delle tradizioni emigrate dal vecchio continente in cerca di nuovi orizzonti, di gente che ancora si ferma a guardare il cielo, a respirare l’aria del mattino in sella ad un buon Quarter Horse, che caccia e pesca per mangiare, che rischia per quello che davvero vale la pena…Infatti come dice il grande poeta e amico Dave Stamey : “Il West non è soltanto un luogo fisico, ma uno stato mentale, un sentimento di appartenenza.

Natalia e sua figlia Tali poco prima di un concorso ippico con il loro Hannover, Madison.

Uno stile ben diverso rispetto a quello di prima. C’è qualcosa che ti manca?

Non mi manca nulla perché, come dicevo sopra, ho semplicemente chiuso una porta per aprirne una nuova. Ho fatto televisione con il cuore ed è stato bellissimo, e anche quello che sto facendo ora lo vivo a mille con tutta l’anima e sono felice. Alla fine questo è questo ciò che conta veramente.

Oggi si sente spesso parlare di un ritorno dei giovani alla terra. Cosa ne pensi? Una tendenza passeggera?

Non parlerei di una tendenza passeggera. Credo che la volontà dei giovani a riscoprire i valori legati alla terra nasca da un vero e proprio bisogno. Non è più possibile chiudere gli occhi su quello che sta accadendo. Ci stiamo avvelenando da soli. Non ci si può più nascondere dietro a false credenze. Noi siamo quello che mangiamo ed è fondamentale sapere cosa introduciamo nel nostro corpo… e purtroppo oggi i cibi sono sempre più sintetici. Un termine che amo molto è consapevolezza, penso sia la chiave con la quale  poter dare una svolta nel mondo, quindi ben vengano i giovani con la brama di conoscere e di sapere, ben vengano le piccole fiere, i mercatini rionali, i festival country e le manifestazioni dedicate alla diffusione delle tradizioni enogastronomiche. I giovani che vogliono intraprendere una professione legata alla terra sono da elogiare e invece succede che siano penalizzati da una burocrazia sempre più complessa e da regole a volte veramente assurde. Quello che mi sento di dire non mollate perché da tutti noi dipende il futuro delle prossime generazioni.

Tu e tuo marito, Drew Mischianti, avete fondato “Ranch Academy” cosa ti ha spinto in questa ulteriore avventura?

Ranch Academy nasce dal desiderio comune di trasferire le nostre conoscenze apprese in anni di studi e di lavoro con i cavalli. Il messaggio è trasmettere uno stile di vita sano e semplice. Ci tengo però a fare una precisazione: lavorare a contatto con la natura è bellissimo ma non per tutti. Determinazione, forza di volontà e impegno sono fondamentali. L’immagine romantica della natura a volte può farci deviare dalla realtà delle cose. Attraverso Ranch Academy l’intento è proprio questo, avvicinare le persone a questo mondo ma tenendo i piedi ben piantati per terra.

La dimensione che avete creato è un connubio perfetto fra tradizione rurale ed eleganza. Una realtà in questo mondo unica nel suo genere. Anche nella cura dell’immagine nulla è lasciato al caso sembra ci sia una cura quasi “maniacale” di tutti i dettagli. Quanto c’è di tuo in tutto questo?

In realtà l’eleganza è una prerogativa di tutti i rancheros spagnoli. La fierezza fa parte del nostro DNA. Quando sbarcarono in quella che oggi è chiamata California, si narra che ogni loro movimento, ogni espressione, ogni dettaglio degli abiti trasudasse orgoglio e passione per il proprio mestiere e per i propri cavalli. Nelle mie vene scorre questo sangue quindi il mio approccio al lavoro non poteva che essere così.

Natalia Estrada ed il suo cavallo Arc Tell It Out, durante un clinic di Horsemanship.

Leggendo la vostra presentazione sul sito siete una fucina di attività sempre work in progress, non vi fermate mai. Ci sono già nuovi progetti pronti a prendere vita?

Impossibile dire quali e quanti progetti bollono in pentola. Ogni giorno nascono nuove idee. Le persone che collaborano con noi, quello che abbiamo intorno, ogni cosa è fonte d’ispirazione. Spesso plasmiamo questi momenti attraverso le parole come nel caso di Drew, mentre io preferisco le immagini. Catturare questi istanti per poi riflettere sull’importanza di preservare la campagna, la terra, l’allevamento…Nel nostro piccolo, viviamo ogni giorno con coerenza le nostre scelte.

Ho visto che ti occupi anche di fotografia.

Si, proprio come ti accennavo prima, con Drew siamo spesso in giro per il mondo, soprattutto negli Stati Uniti. Un giorno mio fratello mi disse che sarebbe stato bello rientrare dai nostri viaggi con le immagini di quello che avevamo visto, creando una sorta di diario visivo. Poco dopo mi regalò la mia prima Nikon. Ho iniziato a studiare fotografia e mi sono appassionata così tanto che ne è nato un libro “Horsepower”.

D’altronde la fotografia è il mezzo universale per comunicare: “una imagen vale mas que mil palabras”.

L’intervista volge al termine. Natalia ed io ci salutiamo dandoci appuntamento al Valsassina Country Festival. Non vedo l’ora di conoscerla di persona per poterle chiedere direttamente se esiste un segreto per la felicità. Perché da quello che ci siamo dette, lei l’ha veramente trovata, ma credo di sapere cosa mi risponderà: non esiste un segreto, esiste la voglia di vivere una vita come tu la vuoi, e questo lo puoi fare solo lavorando sodo, impegnandoti, credendoci fortemente e soprattutto ascoltando il tuo cuore!

Maggiori informazioni

Ranch Academy | www.ranch-cademy.com

Burro di montagna

Burro di montagna

Conosciamoci un po’

Il Burro di montagna viene ricavato dalla iniziale scrematura del latte intero, per affioramento, a cui segue la cosiddetta zangolatura che altro non è che una agitazione meccanica della crema che porta questa a trasformarsi in burro.

Dove si trova | Il burro di montagna risulta oggi una produzione agricola di nicchia. Si produce soprattutto durante i periodi estivi quando gli allevatori sono in alpeggio con le mandrie. Le difficoltà nel trasporto e, soprattutto, nella conservazione del prodotto privo di additivi chimici, ne rende la produzione piuttosto limitata.

Come si distingue | Il colore del Burro di montagna varia dal bianco al giallo a seconda delle erbe presenti sui pascoli che, confluendo nella parte grassa del latte, definiscono oltre al colore anche l’aroma del burro che ne deriva. Si presenta di consistenza dura e asciutta al taglio, di forma e pezzatura variabile a seconda dello stampo utilizzato.

Segni particolari | Per poter essere definito burro, il prodotto deve avere un contenuto in grassi dell’82%. Il Burro di montagna, proprio per la sua tipicità legata al territorio di produzione, è privo di conservanti e quindi più salutare del burro che si trova normalmente in commercio.

In cucina | L’utilizzo del burro in cucina dipende anche dal suo aroma particolare, generato dallo sviluppo di microrganismi nella crema durante la lavorazione. E’ particolarmente indicato per piatti locali indiscutibilmente ghiotti e appetitosi, specialmente primi piatti, dolci come torte e biscotti e verdure a foglia verde da saltare in padella. Gli acidi grassi del burro hanno un basso punto di fusione; da un lato, questo favorisce la digeribilità dell’alimento crudo, dall’altro lo rende poco adatto alla preparazione di pietanze fritte.

Curiosità

Già nel 1891 il gastronomo Artusi Pellegrino nel suo famosissimo “La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene” differenzia l’Italia in tre regioni: la regione del burro, dello strutto e dell’olio.”

La Ricetta Caviadini

Ingredienti: 1 chilo di farina bianca, 4 uova, 4 etti di zucchero, 4 etti di burro (oppure 2 etti di burro e 2 etti di strutto), mezza bustina di lievito, un pizzico di sale e vanillina. Ricetta: Mescolare la farina con lo zucchero e disporli a fontana su un piano. Aggiungere il sale, le uova e il burro. Amalgamare pian piano il tutto fino a ottenere un composto omogeneo. Lasciare riposare e successivamente ricavare dalla pasta delle strisce lunghe 5-6 centimetri, alte 4-5 millimetri e larghe 3-4 cm. Incidere le strisce con un coltello al fine di consentire alla pasta di allargarsi fino a ottenere la caratteristica forma a rombo o a nodo. Spennellare con il chiaro d’uovo e spolverare con zucchero a velo. Infornare i biscotti così preparati ad una temperatura di 200° per almeno venti minuti.

Lo sapevate? “Ol mes d’agost, al va giò ol söl e l’è frosck”. Il proverbio sta ad indicare il graduale accorciarsi delle ore di luce nelle giornate”

 

Per Gentile concessione della Comunità Montana della Valsassina

 

Drew Mischianti & Natalia Estrada | Ranch Academy

Drew Mischianti & Natalia Estrada | Ranch Academy

Chiedimi di mostrarti poesia in movimento, e ti mostrerò un cavallo. [Ben Jonson]

Navigando sul web ci sono tantissime informazioni su Drew Mischianti, ma devo essere onesta, nulla mi ha colpito di più del testo che ho letto sul suo sito dove, Drew parla del legame con i suoi cavalli. Una dichiarazione d’amore, una vera poesia all’interno della quale traspaiono emozione, passione e senso di libertà. Mi sembra corretto parlare d’Amore con la “A” maiuscola. Quello vero basato sul rispetto e sulla fiducia. A molti suonerà strano ma i pochi che hanno avuto il privilegio di scoprire anche questa forma di sentimento, quella che lega un essere umano a un animale, del tutto disinteressata, potranno capire.

Drew quando ti sei avvicinato ai cavalli. Quando hai deciso di eleggerli come compagni di una bellissima avventura qual è la vita?

Da sempre. La mia famiglia si occupa di cavalli sin dalla notte dei tempi (alcune tracce si trovano già nel medioevo). Sono quindi nato e cresciuto insieme con loro. A quattro anni, mentre gli altri bambini iniziavano ad andare sulle prime biciclettine, io montavo già il mio pony. Sono salito in sella a un cavallo prima di iniziare a camminare. Ero predestinato a intraprendere questa professione è parte del mio DNA. Non ho mai avuto dubbi del fatto che i cavalli avrebbero fatto per sempre parte della mia vita. Mia nonna era solita dire: “l’amore per la campagna si succhia con il latte.”

C’è una parte del testo che mi ha veramente colpito ed è quando parli del traguardo di una competizione dicendo “io e il mio cavallo siamo in gara per fare del nostro meglio, l’obiettivo per me non è vincere ma arrivare a esprimerci insieme con gioia, come in una danza.” Un pensiero controcorrente in un mondo dominato dalla competizione non credi?

Uno dei miei difetti è il non essere assolutamente competitivo. Il termine “competizione” non rientra proprio nel mio vocabolario. Considero la gara un momento ludico da condividere con il mio cavallo, tant’è che abbiamo coniato il termine “non gara”. Le nostre non gare sono incontri tra amici dove, a noi piace giocare insieme senza agonismo, agonia, angoscia. Mi considero un Cavaliere che si bea di stare in sella al suo cavallo per il puro gusto di esserci non uno sportivo. Per me l’equitazione è una forma d’arte. Il cavallo non è uno strumento per raggiungere un fine ma il mezzo attraverso il quale esprimere appieno questa forma artistica, grazie alla sua bellezza, eleganza e fierezza. In campo il mio obiettivo è fare del mio meglio assicurandomi di mantenere mentalmente e fisicamente integro il mio compagno di avventura. Se vinciamo, seguendo le mie regole, ovviamente ne sono felice ma se vincere, significa mettere a rischio l’incolumità del mio cavallo, ho già perso in partenza.

Drew Mischianti & SR Baywood, durante una giornata di lavoro invernale

Un’altra parola che ricorre spesso nella tua descrizione è Libertà. Cos’è per te la Libertà?

È la possibilità di un uomo e di una donna di vivere un proprio stile di vita senza impedimenti da parte di altre persone che non conoscono gli argomenti di cui si parla, vivendo ovviamente sempre nel rispetto delle regole. Libertà e rispetto sono due parole che camminano a braccetto. Ti faccio un esempio pratico. In campagna vigono delle leggi e dei regolamenti che sono stati decisi a tavolino da persone che in campagna forse non hanno mai messo piede nella loro vita. Ecco a volte capita che prendano decisioni senza realmente conoscere le tematiche legate al nostro mondo e questo chiaramente penalizza il nostro lavoro.

Qual è stato il tuo percorso professionale?

Ho studiato e lavorato molto e ho avuto la fortuna di incontrare sul mio cammino dei grandi Maestri. Ho sempre puntato all’eccellenza, ho fatto della qualità uno stile di vita. Ho lavorato in diversi ranch americani. Diciamo che il mio percorso professionale può essere sintetizzato in poche parole: lavorare sodo con grande umiltà e tanta fame di imparare.

Come si svolge una giornata al tuo ranch?

La sveglia è all’alba. L’intera giornata passa tra la cura del bestiame, assicurarsi che tutto sia in ordine, aggiustare quello che c’è da aggiustare e fidatevi, in un ranch c’è sempre qualcosa che ha bisogno di un intervento di riparazione. È una vita molto semplice, dove l’impegno fisico è sicuramente tanto. La cosa positiva è che la sera si è talmente stanchi da non avere il tempo di perdersi in pensieri inutili.

Drew Mischianti impegnato in un raduno di bestiame. Crooked Creek Ranch, Jordan Valley, Oregon

A noi, “lavoratori da scrivania”, il tuo sembra un lavoro da favola. Sono certa che nella realtà ci sono, come in ogni professione, i pro e i contro. Quali sono?

I pro sicuramente li troviamo nella possibilità di lavorare all’aria aperta, il nostro ufficio non ha muri. Il contatto con la natura e gli animali sono un toccasana per lo spirito e non esistono orari prestabiliti. I contro sono un po’ l’altra parte della medaglia dei pro. La natura per quanto bella possa essere, è comunque fatta di estremi: che ci sia un caldo torrido o un freddo polare, che ci sia la pioggia o la neve non ha nessuna importanza il lavoro non può essere fermato. Non esiste “l’idillio bucolico”, così come non esistono le festività. Per la terra e gli animali la domenica, il Natale e altre feste comandate sono giorni come tutti gli altri. È una vita sicuramente molto affascinante e bella per chi come me ha scelto di fare questo lavoro ma non è adatta a tutti, un po’ come per tutte le professioni solo che questa è un po’ più particolare dato che richiede un impegno 365 giorni l’anno 24 su 24.

Professionalmente parlando qual è stata la tua più grande delusione e la più grande soddisfazione?

Grandi delusioni professionali fortunatamente a oggi non ne ho mai avute. La più grande soddisfazione l’ho ottenuta, con Natalia (Estrada Ndr), da Buck Brannaman uno dei più grandi Cavalieri e filosofo dei cavalli (ha ispirato a Nicholas Evans il romanzo da cui è stato tratto il film di Robert Redford “L’uomo che sussurrava ai cavalli”) il quale ci ha eletto rappresentati europei per la sua scuola di equitazione. Il suo metodo è all’apparenza molto semplice: comunicare, stabile un rapporto e raggiungere l’armonia con il cavallo senza costrizioni.

Che consiglio daresti a un/a giovane che volesse intraprendere questa strada?

Consiglierei loro di non perdere tempo e iniziare presto, di lavorare duro, pianificare bene e non arrendersi mai, di seguire dei grandi Maestri e di stare il più lontano possibile dai dilettanti. Non fidatevi di chi gestisce questa professione come hobby ma solo di chi ha veramente le competenze necessarie per insegnarvi. Non credere mai di essere arrivati, io dopo tanti anni mi considero ancora uno studente!

Al Valsassina Country Festival sarai presente con la Ranch Academy ci spieghi meglio di cosa si tratta?

Terremo diversi workshop dedicati ai cavalli da lavoro americano. Dall’approccio iniziale all’addestramento. Attraverso questi incontri vorremmo divulgare il buon Equitare, le tradizioni e l’amore per i cavalli.

 

Natalia & Drew, Johnson Ranch, Jardine, Montana

Natalia & Drew, Johnson Ranch, Jardine, Montana

Alla fine della telefonata quello che ho ben chiaro nella mia testa è che Drew e Natalia sono due persone per le quali vige un grande rispetto per la tradizione rurale e per il lavoro. Due personalità dove si addensano sapere e abilità, pronti a trasmetterli a coloro le cui menti e cuori sono pronti ad accoglierli.

 

Per informazioni:

Ranch Academy | www.ranch-academy.com

Comasira: il paese dove il sole sorge due volte

Comasira: il paese dove il sole sorge due volte

Situato in Valsassina, Comasira è un antico borgo ricco di storia.

Comasira è un piccolo borgo posto a quota inferiore rispetto a Vendrogno, sulle pendici del monte Muggio. L’origine di questa frazione viene fatta risalire al XIV secolo. L’assetto fortificato i portali ad arco e le forme architettoniche ne attribuiscono un fascino antico. Con tutta probabilità era crocevia per il passaggio di merci e persone tra la Valsasssina e il lago.

Si pensa che il nome derivi da,” Cà scùr o del Signùr” inteso come luogo lontano, isolato, non facilmente raggiungibile da uomo. I terreni che circondano Comasira  sono chiamati ronchi “Runc” Ogni ronco porta il nome della famiglia che ne è proprietaria.

Gioiellino da visitare, è sicuramente la chiesa dedicata a San Sebastiano, un oratorio risalente al XIV secolo che riporta in facciata un affresco cinquecentesco. All’interno sono presenti magnifici affreschi quattrocenteschi.

Sul sito dedicato a Comasira si parla del paese dove “il sole sorge due volte” questo perché nei mesi invernali il sole illumina il borgo sorgendo a sinistra dei pizzi di Parlasco per poi ricomparire a destra, quindi sorgendo due volte.

Come ogni piccolo paese non potevano certo mancare numerose leggende. Noi abbiamo scelto di raccontarvi quella del “la Stria“.

Narra la leggenda che a Comasira viveva una donna che tutti allontanavano e assolutamente non facevano avvicinare alle culle  dei neonati. Una volta riuscì ad avvicinare un piccolo bambino e gli avvolse un capello attorno al dito facendogli il malocchio e dal quel momento il piccolino cominciò a piangere disperatamente senza smettere più. I genitori, rintracciata la donna, la obbligarono a togliere il malocchio al bambino minacciandola, allora lei, rimasta sola davanti al neonato, cominciò a saltare da un lato all’altro della culla disegnando la croce e così liberò il piccolo dal maleficio.

A questo link tantissime informazioni e curiosità: comasira.wordpress.com

Il paese di Comasira dista dalla sede del Valsassina Country Festival circa 15 km.